Esce pubblicato dalla feltrinelli un dettagliato resoconto su povertà ed esclusione sociale in italia.

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Shopping compulsivo, workalcoholism, dipendenza da internet e da cellulare, gioco d’azzardo, ma anche depressione, demenze, malattia di Alzheimer, lavoro precario e flessibile: le situazioni di disagio sociale in Italia toccano oggi un numero sempre maggiore di persone; il rischio di esclusione sociale, dunque, è più alto. È quanto emerge dal volume Vuoti a perdere. Rapporto 2004 su esclusione sociale e cittadinanza incompiuta, elaborato e curato dalla Caritas italiana e dalla Fondazione Zancan di Padova per le edizioni Feltrinelli.


Secondo i sociologi sono ormai mutati i concetti di rischio, esclusione e povertà. Se fino agli anni Settanta-Ottanta i fenomeni di patologia sociale interessavano determinate fette di popolazione, con particolari connotazioni di rischio, attualmente sono enucleabili delle situazioni di disagio che colpiscono la maggioranza e non la minoranza della popolazione: fenomeni comuni, non sempre avvertiti fino in fondo come espressioni di disagio sociale, e proprio per questo più pericolosi. Per esempio, le dipendenze da Internet, da gioco d’azzardo, da acquisti compulsivi (lo shopping compulsivo riguarderebbe una quota compresa tra l’1 e l’8 per cento della popolazione adulta italiana), da lavoro, chiamate “dipendenze senza sostanze”. La depressione connota sempre più gli stati d’animo delle nuove generazioni: Secondo dati Oms, è la causa principale di invalidità globale ed è quarta fra le dieci principali cause del peso mondiale dei disturbi. Il lavoro precario e flessibile (in Italia dal 1999 al 2002 la percentuale di lavoro atipico è passata da circa l’11 per cento a oltre il 16 per cento) comporta un rischio diffuso di vulnerabilità sociale. Sempre più anziani soffrono di demenze e in particolare di Alzheimer, soprattutto donne: soffrono di Alzheimer più di 500 mila anziani italiani ultrasessantacinquenni e i costi diretti e indiretti della malattia sono stimati in 35-50 mila euro all’anno per paziente.


Si tratta di persone che hanno un comune denominatore, pur nella diversità delle difficoltà e dei bisogni considerati: la fragilità e l’incapacità personale di compiere scelte autonome e responsabili.


“Una soluzione molto praticata dalle famiglie è il debito differito, spiega il direttore della Fondazione Zancan Tiziano Vecchiato. “Le famiglie acquistano spostando in avanti nel tempo il problema di come pagare e sperando in tempi migliori. Questo consente di mantenere un tenore di vita apparentemente buono, salvo non sapere quanto potrà reggere”.


Il Rapporto 2004 contiene una voluminosa serie di dati statistici e informazioni. Ma cerca anche di offrire soluzioni: è possibile affrontare e ricuperare le situazioni di esclusione sociale, passare dai “vuoti a perdere” ai “vuoti a rendere”. Secondo mons.Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana, “un individualismo senza confini verso l’alto e senza limiti verso il basso aumenterà la diffusione dei vuoti a perdere. Ecco perché è indispensabile una assunzione generale di responsabilità. E ci sono pure adeguate premesse utili a confermare che uno sforzo ragionevole per mantenere i caratteri universalistici ed ugualitari del welfare, a partire dal contrasto all’esclusione ed alle forme emergenti di povertà, non è uno spreco di risorse ma il presupposto di un futuro meno incerto e rischioso per i singoli, per la società e per gli stessi equilibri economici”.

Il volume presenta anche i risultati della prima indagine nazionale sul rapporto tra povertà delle famiglie italiane e accesso ai servizi sanitari, condotta insieme alla Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) ed alcune schede di approfondimento, in cui vengono presentate sinteticamente esperienze di ricerca sul campo, promosse da istituti specializzati, università, pubblicazioni scientifiche, Caritas diocesane, organismi del volontariato e dell’associazionismo ecc.


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