Eventi: il tesoro dei popoli della steppa

Cultura - Arte



Duemilacinquecento anni fa un popolo a cavallo si affaccia dal nulla. Galoppa tra la civiltà greca e la barbarie dei nomadi. Vaga fra l´Europa e l´Asia, il Bosforo e la lontanissima Siberia. Questo popolo senza case conosceva il fasto della reggia di Persepoli, aveva rapporti con l´Atene del Partenone, spingeva i propri emissari sin nelle terre del Catai, superando gli Urali, gli Altai, la Mongolia. Questi popoli, di grande ricchezza, erano gli Sciti e i Sarmati, oggi al centro di una bellissima mostra aperta a Milano sino al 15 luglio prossimo.

Dopo il successo ottenuto al Metropolitan Museum di New York, Palazzo Reale, in collaborazione con Mondadori Mostre, Banca Intesa e il Museo dell´Ermitage, ospita nei suoi spazi Oro. Il mistero dei Sarmati e degli Sciti, lo straordinario tesoro dei popoli delle steppe. In mostra oltre 200 oggetti in oro, ispirati ad un bestiario favoloso, intorno ai quali gli studiosi stanno ipotizzando un misterioso popolo finora sconosciuto, diverso dai più noti Sciti e Sarmati, ed altri 100 oggetti d´arte nomade.

Innanzitutto - spiega Ermanno A. Arslan, curatore della mostra e direttore del Museo Archeologico di Milano - non si tratta di una sola mostra ma di tre mostre, La Stanza d´oro dell´Ermitage, Gli Sciti e Gli scavi di Filippovka, distribuite in maniera differente dall´esposizione di New York da cui i pezzi provengono: ciò che accoglieva il visitatore al Metropolitan (i cervi), qui a Milano si trova in chiusura della mostra, perché si è voluto creare un cammino graduale che culminasse solo alla fine nel dato più emozionante, in un vero e proprio crescendo.

La prima mostra, La Stanza d´oro dell´Ermitage, consiste in 100 reperti di arte nomade, nucleo della celeberrima raccolta proveniente dal Museo dell´Ermitage a San Pietroburgo. La seconda, Gli Sciti, è dedicata alla popolazione di lingua indo-iranica, sedentarizzata nella zona del Mar Nero e della Crimea, entrata in stretto contatto con il raffinato mondo greco e con le grandi civiltà dell´Assiria, della Cina e dell´Iran. La sezione più sconvolgente della mostra, Gli scavi di Filippovka, ha invece come protagonista questo luogo bellissimo, situato non lontano dalla foce del fiume Ural sul Mar Caspio. I reperti esposti provengono dagli scavi di una necropoli di kurgan (tumuli funerari), unica residenza stabile della popolazione, dove venivano seppelliti gli appartenenti alla classe dirigente.

Oltretutto, al di là del valore storico e artistico, si tratta di un patrimonio di insospettabile modernità, tale che - precisa il professor Arslan - se dovessi un giorno sistemarli nello scaffale di un museo, non saprei come collocarli, un po´ celtici, un pò longobardi, che in parte richiamano persino il bestiario fantastico dei capitelli romanici. La mostra è aperta sino al 15 luglio con orario, da lunedì a mercoledì, 9,30-20 e da giovedì a domenica, 9,30-23. Per informazioni: 0329/5257152.



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