Famiglia: genitori d’italia

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Aumenta il numero di famiglie , ma sono meno numerose di un tempo. Secondo gli ultimissimi dati ricavati dal quattordicesimo censimento Istat 2001, i nuclei familiari italiani (inclusi però anche quelli composti da una sola persona) sono poco più di 21 milioni e mezzo . Con una media di 2,6 componenti ciascuna . Diciamo, madre e padre e mezzo figlio. Ma quali caratteristiche hanno?



A provare a rispondere ci ha pensato un gruppo di studiosi che fa capo a Giorgio Nardone , docente di Psicoterapia breve all’Università di Siena e fondatore del Centro di terapia strategica di Arezzo. Assieme a 32 ricercatori e affiliati della Scuola di Arezzo , lo studioso ha individuato in cinque anni di interventi sulle famiglie, sei modelli patogeni della famiglia italiana attuale. Una fotografia pubblicata nel libro “Modelli di famiglia”, scritto da Nardone con Emanuela Giannotti e Rita Ronchi (Ponte alle Grazie, 145 pagine, 11,36 euro).



Il primo modello proposto, oggi di gran moda, è quello iperprotettivo , ovvero della famiglia del “pronto soccorso preventivo”, dove i genitori si impegnano a non far mancare nulla ai propri figli. Una gabbia dorata in realtà fragilissima, che impedisce ai giovani di mettersi alla prova e di impegnarsi nella vita sfruttando il proprio talento. A ruota segue il modello democratico-permissivo , nato dalle trasgressioni degli anni Settanta, dove madri, padri e figli si trattano come fossero un gruppo di amici . Ma dove le gerarchie rischiano di saltare con conseguenze disastrose.



Il modello numero tre è quello sacrificante , dove appunto i genitori, in una sorta di “altruismo insano”, si sacrificano di continuo per dare il massimo ai propri figli. Cui però fanno pesare le loro fatiche e da cui si aspettano molta gratitudine. Sono famiglie che rischiano di creare un’atmosfera cupa e soffocante e spingere i figli alla chiusura psicologica e sociale. Ci sono poi le famiglie intermittenti , che alternano permissivismo e severità. Atteggiamento cui corrisponde, da parte dei figli, l’altalena collaborativi-ribelli , seminando dubbi, autocritica e instabilità.



Quando invece i genitori lasciano ad altri il loro ruolo (come ai nonni , ad esempio), si ha il modello delegante , in cui padre e madre sostanzialmente restano “figli” e ai figli-nipoti arrivano messaggi confusi e contrastanti, da adulti con diversa mentalità . Infine, ultimo modello è quello autoritario , fino a non molto tempo fa il più diffuso, con un padre-padrone ed una mamma rigida e inflessibile, anche se con un ruolo più da mediatrice. In questo caso, ai ragazzi resta davvero poco spazio: o adeguarsi o reprimersi .



La conclusione di Nardone e collaboratori è che oggi le famiglie italiane, anche se non necessariamente celano figli infelici, non godono di una buona salute psicologica . Il rimedio, secondo lo studioso, sta nel pretendere che i figli si guadagnino tutto quello che avranno con sforzi concreti e fatiche . Magari anche con qualche schiaffo, che Nardone definisce “incisivo gesto di comunicazione non verbale”. In pratica, troppe coccole fanno male .




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