Famiglia: padri “assenti” e culle sempre più vuote.

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Pochi figli in Italia? Colpa dei maschi. Se il tasso di natalità del Belpaese è a livelli da estinzione (1,23 figli per donna) questo succede perché i mariti non aiutano le loro compagne ad allevare i figli e non condividono il peso della gestione domestica. Questa, almeno, la conclusione cui sono giunti due giornalisti del settimanale britannico “Sunday Telegraph” in un reportage dedicato al fenomeno del vertiginoso calo delle nascite in Italia pubblicato qualche settimana fa.



Del resto i numeri, da almeno un decennio, sono preoccupanti. Gli ultimi dati demografici Istat, relativi al 2002, fanno registrare sì un aumento della popolazione (che ha raggiunto i 57 milioni di abitanti) ma dovuto essenzialmente al fenomeno dell’immigrazione. Il “saldo naturale” , ovvero la differenza fra nascite e decessi, è invece costantemente in negativo sin dal 1993 (nel 2002 è stato di –19.195 unità). Una piccola luce è arrivata con i primi dati parziali relativi al 2003, secondo i quali i parti sono saliti del 2,3 %. Un’inversione di tendenza? Difficile dirlo.



Il reportage del giornale britannico, intitolato “Dove sono andati a finire tutti i bambini” e scritto a quattro mani dai due inviati Alastair Palmer e Bruce Johnston, comincia da Laviano, un paese in provincia di Salerno dove l´amministrazione comunale ha deciso di offrire 10.000 euro in cinque anni per ogni neonato. Malgrado quest´incentivo, davvero allettante, nei primi mesi di quest´anno solo un bimbo è venuto alla luce.



“Il tasso di natalità in Italia – scrivono i due giornalisti britannici - è il secondo più basso del mondo occidentale. Le donne raramente hanno un secondo figlio. Se questo trend continua, gli italiani lentamente ma certamente si estingueranno. Com’è possibile che l´Italia, un paese considerato quello dove i bambini erano più amati di tutto il mondo e dove il rispetto per il ruolo della mamma è quasi religioso, abbia smesso di fare figli?”.



Un tentativo di risposta ha cercato di darlo Letizia Mencarini, docente di statistica dell´università di Firenze, intervistando 3.000 madri distribuite in cinque diverse città italiane. Dal sondaggio è emerso che più il padre è partecipe, più è probabile che la donna voglia avere un secondo figlio. “Dato che la maggioranza dei maschi italiani fa poco o nulla per casa – si legge ancora sul “Sunday” -, la conseguenza è che la maggioranza delle donne fa sciopero dopo il primo figlio. Non ce la fanno a sopportare il doppio carico di andare a lavorare e crescere un altro bambino. Devono rinunciare ad una delle due cose: ed in genere decidono di sacrificare il secondo figlio”, scrive il settimanale.



Dal sondaggio emerge anche che solo il 6% delle madri interpellate dice che il marito collabora sempre o spesso alla gestione domestica. Il sogno degli uomini italiani, secondo la professoressa Mencarini, sarebbe che le loro mogli badino ai figli come hanno fatto le loro madri. Ma le donne italiane vogliono lavorare, e vogliono essere aiutate dai mariti nella gestione della casa. Una conferma a questa teoria, sottolinea il settimanale, arriva dalla Svezia, dove il tasso di natalità è del 50% superiore a quello italiano. Pare infatti che gli svedesi siano molto assidui nel condividere il peso domestico: secondo un altro sondaggio citato dal settimanale, il 90% delle donne svedesi non potrebbe neppure immaginare di avere figli se il padre non fosse disponibile ad occuparsene.




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