Famiglia: quando i figli restano a casa

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Novelli Peter Pan, eterni adolescenti che alle incognite della vita preferiscono la tranquillità delle pareti di casa, la cucina di mamma, la biancheria sempre pulita, insomma tanta libertà ed un servizio che neanche in un hotel a cinque stelle. E’ la fotografia del giovani italiani, quelli, per dirla coi numeri, che due volte su tre preferiscono rimanere a casa sino ad oltre i trent’anni, invece di trovarsi una propria strada.



Tra i 18 e i 34 anni sono il 60,1 per cento i “mammoni” , ovvero i ragazzi che vivono ancora in famiglia, una percentuale in crescita visto che dieci anni fa erano il 55,5 per cento. Ma non è un fenomeno solo italiano. In Francia ha avuto un enorme successo il film “Tanguy” , incentrato sulla vita di un giovane universitario decisissimo a non sloggiare di casa, per la disperazione dei genitori (ispirato, si dice, ad un fatto di cronaca italiano). Ed anche dal severo Giappone cominciano a trapelare timide manifestazioni di mammismo: secondo una recente inchiesta, il 10 per cento della popolazione giovanile tratta la casa come un albergo e tarda l’uscita ufficiale.



E’ vero, l’Italia guida la classifica europea dei giovanottoni in casa, seguita solo da Spagna e Grecia. Basta pensare che in Inghilterra e Francia solo un giovane su cinque tra i 25 e i 30 anni preferisce vivere ancora con mamma e papà. I motivi? Più d’uno, dal fatto che da noi ci si sposa di meno alle maggiori difficoltà rispetto all’estero di trovare un lavoro che permetta di essere del tutto indipendenti, per non parlare dell’impresa di trovare casa. E le donne? Beh, l’essere mammone è una prerogativa prettamente maschile, visto anche che nella fascia d’età dai 30 anni ai 34 il 36,5 per cento è ancora celibe e vive in famiglia, contro il 18,1 per cento delle femmine.




Ma siamo sicuri che restare a casa sia proprio un male? Di parere opposto è Silvia Vegetti Finzi, docente di psicologia dinamica all’Università di Pavia: “La storia dei ragazzi italiani mammoni è un luogo comune. I giovani non possono andarsene da casa, perché uno stipendio da neoassunto non copre nemmeno le spese di affitto. Quindi, d´accordo con i genitori, scelgono di rimanere in famiglia e di continuare ad investire nella preparazione professionale, in vista di un lavoro più qualificato e meglio retribuito. E a chi critica o deride il nostro mammismo direi che da noi la famiglia ha una valida funzione di paracadute”.



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