Famiglie italiane: rifugi quando non si ha una sicurezza economica

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“Familismo di tipo utilitaristico”. È così che l’Osservatorio sulla Famiglia dell’Eurispes (Istituto di studi economici e sociali), definisce l’attuale modello relazionale-familiare italiano, basato soprattutto sui benefici economici e sociali della coabitazione, dopo aver elaborato i dati raccolti dall’Istat (Istituto Nazionale di Statistica).


Tale situazione si deve, secondo il professor Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes, a diversi motivi: l’emigrazione di ritorno dei “figlioli prodighi”, l’impossibilità materiale, per diversi giovani, di abbandonare la famiglia di origine, la difficoltà di alcuni a recidere il legame matrimoniale per via dei costi economici e sociali del divorzio o della separazione. “Indebolita dagli effetti della crisi economica e dai processi di disgregazione cominciati con l’introduzione del divorzio e con l’ingresso della donna nel mondo del lavoro”, sostiene Fara, la famiglia resiste come soggetto economico e relazionale in grado di fornire ai suoi membri un riparo dall’inospitalità del mondo.


La lunga permanenza nelle famiglie d’origine dei figli che non si sposano o non iniziano una convivenza more uxorio è un fenomeno che ha preso piede in tutta Europa. Su cento studenti ultra diciottenni, il 98 per cento è costituito da “figli-ancora-a-casa”. Non si tratterebbe di una stranezza se parlassimo di studenti universitari che, presa la laurea (breve o lunga) a 21-25 anni, trovano un lavoro e vanno via da casa. Il problema è che si tratta “ragazzi” e “ragazze” dai 18 ai 34 anni la cui la qualifica di studente nasconde nella maggior parte dei casi uno stato di inoccupazione prolungata. Coloro che sono esplicitamente alla ricerca di un lavoro costituiscono, del resto, l’81,2 per cento; e persino tra i già occupati il 56 per cento resta attaccato a mamma e papà.


Più che la comodità di non doversi occupare di se stessi o di una propria famiglia, sembra sia la mancanza di sicurezza economica ciò che spinge i cosiddetti giovani a non lasciare il nido familiare. Anche perché ben uno su cinque dei 33-37enni che spiccano il volo, si vede poi costretto a tornare sui suoi passi.


La famiglia italiana cambia e si trasforma, mentre continua a spostarsi in avanti il ciclo della vita individuale, con la conseguenza di determinare un inevitabile allungamento dei tempi che scandiscono gli eventi decisivi: le donne fanno il primo figlio sempre più tardi, i figli lasciano più tardi la famiglia di origine, ci si sposa più tardi, di meno e sempre di meno in chiesa.


Il fenomeno della “posticipazione” va di pari passo con quello della secolarizzazione del rito matrimoniale, conclude l’Eurispes, che rileva come un trend in aumento nel nostro Paese sia quello delle coppie conviventi, passate dall’1,8 per cento del biennio 1994-1995 al 3,6 per cento del totale nel 2001 (ed ulteriormente aumentate fino a raggiungere quota 564mila nel 2003). In tale tipologia familiare oltre la metà delle coppie non ha figli. Di tali unioni, il 46,7 per cento è costituito da almeno un componente reduce da una precedente esperienza coniugale, conclusasi con una separazione o con un divorzio (nel 2002 separazioni e divorzi sono stati rispettivamente 79.642 e 41.835). Quando si conclude un legame coniugale, solitamente i figli rimangono alla donna, che si trasforma in una madre single, con tutte le conseguenze e le difficoltà del caso. Dei separati o divorziati, residento soprattutto al Nord e al Centro Italia, solo la minoranza riesce infatti a “rifarsi una famiglia”.


Molti, infine, sono anche i single: se nel 1971 appena 2.061.978, pari al 12,9 per cento del totale delle famiglie, vent’anni dopo il loro numero era salito a 4.099.970, con un incremento percentuale del 98,8 per cento. Nel 2001 le famiglie unipersonali sono arrivate a rappresentare un quarto del numero complessivo delle famiglie italiane. I single italiani nella quasi totalità dei casi non coabitano con altri, si concentrano territorialmente nelle regioni del Centro-Nord e, soprattutto tra quelli di età inferiore ai 45 anni, gli uomini sono più numerosi delle donne.


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