Frodi alimentari e provvedimenti governativi

Cultura - Attualità



La sicurezza alimentare si è trasformata in un tema di grande interesse per tutta la popolazione, che sempre più è attenta a cosa mangia, alla provenienza degli alimenti, alle procedure applicate dai produttori. Soprattutto alla luce del numero allarmante di frodi alimentari che si verificano ogni anno in Italia.


Dal rapporto sull’attività dei Nas (nuclei antisofisticazione dei carabinieri) nel 2001 emergono cifre indicative di cosa tutti i giorni arriva in tavola nelle nostre case. I dati parlano chiaro: su 27.042 ispezioni effettuate nel 2001, sono state contestate 13.892 infrazioni, delle quali 2.856 hanno rilevanza penale. Alcuni esempi? A Parma uno stabilimento specializzato nella distribuzione delle bevande ha sostituito le etichette falsificando la data su 729.000 confezioni di bibite scadute, mentre un produttore di vini e liquori di Treviso velocizzava la fermentazione servendosi di anidride carbonica e tannino. Non hanno avuto risultati incoraggianti nemmeno le indagini condotte sulle macellerie e sul mercato del pesce: su 12.921 macelli ispezionati, i Nas hanno firmato 5.821 denunce ed arrestato 9 persone, mentre oltre la metà delle 2.052 ispezioni nel commercio del pesce hanno dato esito positivo. L’ irregolarità più frequente riguarda i molluschi provenienti da zone inquinate e spesso infettati dall’epatite A. Ugualmente preoccupante il bilancio riguardante i controlli sugli altri generi alimentari: dalla multinazionale che ha commercializzato latte per neonati contenente proteine di soia geneticamente modificate, al formaggio venduto come Grana, alle confezioni di carne in scatola condita con pezzetti di plastica, alla classica frode dell’olio di semi spacciato per olio d’oliva.


Ma come difendersi dal rischio di acquistare alimenti avariati? I nutrizionisti suggeriscono di prestare molta attenzione alla data di scadenza riportata sui prodotti confezionati e di annusare, tastare ed osservare il colore di quelli freschi o surgelati. Nella spesa, poi, è bene rivolgersi sempre ai grandi supermercati o al negozio di fiducia. Meglio prediligere gli alimenti freschi, se comprati in un negozio sicuro, e ricorrere solo in seconda battuta a quelli in scatola e ai surgelati, le cui caratteristiche possono essersi modificate a causa di una conservazione scorretta. La data di scadenza garantisce il mantenimento delle caratteristiche nutrizionali ed organolettiche: una volta superata, alcune sostanze nutrizionali decadono, impoverendo il prodotto.


Intanto, il 4 giugno scorso a Saint Vicent, nel corso del terzo forum su “Alimentazione, salute e sicurezza alimentare”, il Ministro della Salute Girolamo Sirchia e il presidente della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe) Sergio Billè hanno firmato il Protocollo d’intesa in tema di salute e sicurezza alimentare, che prevede la nascita di un marchio di qualità per i prodotti alimentari in circolazione: non solo quelli acquistati dalle famiglie italiane, ma anche quelli consumati nei bar e nei ristoranti. Il nuovo bollino blu verrà concesso alle imprese e alle attività di ristorazione, dopo avere verificato che rispondano ai requisiti di conformità di uno specifico regolamento di qualità ed igiene. A rilasciare la certificazione saranno società di servizi accreditate dal Sincert, un ente no profit internazionale europeo. I titolari di bar e ristoranti richiederanno volontariamente il bollino blu, che andrà rinnovato ogni anno, scegliendo così di garantire alla clientela un’attenta selezione dei fornitori e una corretta conservazione, trasformazione e somministrazione dei cibi. La sperimentazione del marchio di qualità partirà entro l’anno dalla Valle d’Aosta e, forse, dalla Calabria: tale progetto ha lo scopo di valorizzare i prodotti alimentari italiani, che hanno una tradizione secolare. “La dieta mediterranea – ha detto il Ministro Sirchia – è salutare ed è un valore nel nostro Paese. Per questo vogliamo promuoverla sia in Italia sia in Europa. Dare altissima qualità, anche se in quantità limitata, è una forma intelligente di agire”.


A garantire la qualità esitono già peraltro i marchi europei di “tipicità”: Doc (Denominazione di Origine Controllata) e DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) per i vini, DOP (Denominazione d’origine controllata), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita), che certificano la provenienza della materia prima, la correttezza dei processi di lavorazione, la stagionatura, la conservazione. E l’Italia, dopo la Francia, è al secondo posto tra i Paesi che hanno ricevuto un riconoscimento europeo. Nell’elenco dei 118 cibi made in Italy garantiti compaiono formaggi, carni fresche e trasformate, ortofrutticoli e cereali, oli extravergini di oliva, aceti balsamici, un olio essenziale (il bergamotto della provincia di Reggio Calabria) e in lista d’attesa ci sono altri 30 prodotti.


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