Giochi: las vegas, italia

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Milano, Las Vegas. Ma anche Roma, Torino, Napoli, Bari e moltissime altre città italiane stanno per trasformarsi in piccoli paradisi dell’azzardo. Merito del Bingo il nuovo gioco statale ai nastri di partenza, per rimpinguare le casse pubbliche (800 miliardi l’incasso previsto già entro il 2001), con il gradito contorno di vincite miliardarie e migliaia di nuovi posti di lavoro. Sono 420 le concessioni per l’apertura delle sale dedicate al supertombolone di Stato, prevista per alcune già da fine ottobre. Anche se già spuntano le prime polemiche.




Icona del gioco d’azzardo a stelle e strisce, il Bingo non è altro che una tombola elettronica che si gioca in sale stipate di gente. Si compra una cartella (3.000 lire il costo) e si spera che l’estrazione dei numeri sia dalla nostra parte. I patiti dell’azzardo casalingo sono in fibrillazione, anche perché per molti i tempi per l’apertura delle prime sale (a Milano e Roma, per intanto) si allungano. Colpa della burocrazia, spiegano gli addetti ai lavori. Le sale per il Bingo (ex cinema, discoteche, supermercati, vecchie autorimesse e magazzini), hanno bisogno di interventi di ristrutturazione per rispettare tutte le prescrizioni del bando di gara. Di conseguenza servono permessi edilizi e via libera delle Asl.



Tutto deve essere pronto entro la metà di dicembre, quando, secondo i termini della gara, i locali saranno messi a disposizione per il collaudo da parte dei tecnici dei Monopoli. In caso contrario la concessione verrà ritirata. Ma il fatto è che i comuni si muovono in ordine sparso. Ognuno tratta a modo suo le sale per il Bingo e tra lungaggini di ogni tipo molti operatori temono di andare fuori tempo massimo. Il business comunque c’è, e bello grosso. Il totale degli addetti impegnati sarà di 15.000 persone e l´incasso annuo previsto sfiorerà i 3.500 miliardi.




Ma chi frequenterà queste sale? Secondo un’indagine condotta la scorsa estate dall’Eurisko su 2000 persone, saranno in prevalenza maschi (57 per cento, contro il 43 per cento di donne) e giovani, con un età tra i 25 e i 34 anni (26 per cento). Niente pensionati e casalinghe, quindi, come i più maliziosi potevano pensare. Al secondo posto nelle fasce d’età ci sono i 35/44enni (18 per cento), quindi i 45/54enni (16 per cento) e gli over 55 (15 per cento).



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