Giovani e istituzioni: poca la partecipazione alla politica.

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Su richiesta dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Piemonte l’Istituto IPR Marketing ha recentemente svolto un’indagine tra i giovani per indagare il loro rapporto con le istituzioni e di raccogliere le loro proposte per dare maggior impulso alla Consulta regionale dei Giovani istituita presso l’Assemblea regionale. La ricerca ha interpellato un campione di tremila studenti tra i 14 e i 25 anni, rappresentativi dell’intera popolazione scolastica della regione rispetto a criteri di età, tipologia di scuola e sede geografica, e mille studenti universitari proporzionalmente rappresentativi degli iscritti nei tre atenei piemontesi.


Nell’indagare l’aspetto delle relazioni dei giovani intervistati, il primo dato emerso riguarda la soddisfazione che i giovani manifestano riguardo al rapporto con amici (81,5 per cento), genitori e i familiari (77,7 per cento), colleghi di studio (66,9 per cento). A risultare critico invece è il rapporto con le istituzioni di cui si dichiara molto o abbastanza soddisfatto solo il 42,7 per cento dei partecipanti all’inchiesta.


Considerando la sfera del sociale, a preoccupare i giovani è soprattutto la disoccupazione, cui seguono il terrorismo internazionale, l’incertezza del futuro e la paura per le guerre. Accanto a queste, sono state citate paure legate alla vivibilità delle città come l’immigrazione, la criminalità, la diffusione della droga, la povertà. È poi preoccupato per il razzismo un 8,9 per cento dei giovani, mentre un 8,7 per cento cita l’ambiente come emergenza da affrontare.


Di fronte a tali emergenze, la fiducia dei giovani più che in figure o organi istituzionali è riposta in primo luogo in figure provenienti dalla cosiddetta “società civile”. In una scala da 0 a 100 l’indice di affidabilità di medici, scienziati, volontari infatti supera il 60 e raggiunge i livelli più alti. Tra le istituzioni invece la prima a posizionarsi è l’ONU, che precede Unione Europea, Parlamento e Governo. Anche gli amministratori locali precedono i politici che sono gli ultimi in classifica.


Accanto alla crisi di fiducia verso figure e organi istituzionali tradizionali, dall’indagine emerge anche un cambiamento rispetto alle modalità di partecipazione dei giovani alla vita pubblica. Rispetto alla politica, a dichiarare un impegno attivo infatti è solo il 7,3 per cento degli intervistati, mentre il 48,1 per cento si dichiara “neutrale”, ovvero si tiene al corrente ma non è interessato a partecipare attivamente; il 14,1 per cento definisce la politica una cosa da lasciare a persone più competenti, e un analogo 14,9 per cento dichiara apertamente il proprio disinteresse, mentre un ulteriore 12,4 per cento verso la politica sente “disgusto”.


L’indagine aveva lo scopo di dare impulso alla Consulta regionale dei Giovani, rispetto alla quale i ragazzi, pur non conoscendola approfonditamente, auspicano un suo potenziamento ritenuto utile e positivo dall’assoluta maggioranza degli intervistati. All’interno di questo organo i giovani vorrebbero vedersi rappresentati soprattutto da “chi ha interesse ad impegnarsi e ha creatività” o da giovani che “si sono segnalati per grandi qualità sia nel campo dello studio che del lavoro” , confermando la volontà di sentirsi rappresentati da coetanei che non provengono da realtà già organizzate.


Le urgenze di cui per i giovani dovrebbe occuparsi la Consulta riguardano problematiche quali il disagio giovanile, cui è associabile la richiesta di organizzare meeting e incontri sui problemi dei giovani e il promuovere soluzioni abitative per i giovani. E ancora favorire la formazione dei giovani con esperienze di studio e lavoro all’estero, promuovere attività di formazione professionale e libero l’accesso a beni e servizi culturali, così come iniziative di animazione ludico ricreative e infine migliorare la comunicazione.


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