Giovani, lavoro e sindacato.

Economia - Lavoro



Giovani e lavoro: un binomio caratterizzato da una condizione generale di fragilità e da una contraddizione fortissima tra il “valore dell’istruzione” e “la sua remunerazione”. Anche in presenza di elevato titolo di studio, infatti, i giovani percepiscono retribuzioni inferiori a quelle dei loro colleghi più anziani: stipendi inferiori a 800 Euro, ad esempio, sono molto più diffusi tra i laureati (28,2 per cento) che tra chi possiede la licenza media (14,7 per cento).


Sono queste le principali conclusioni del primo studio a campione a livello nazionale svolto dall’Ires-Cgil, dal titolo Giovani, lavoro e sindacato , da cui sono emerse anche critiche importanti al sindacato ed una significativa domanda di rinnovamento.


L’indagine è stata condotta attraverso questionari autosomministrati, su un campione di circa 1600
lavoratori distribuiti sul territorio nazionale (Milano, Firenze, Pistoia, Terni, Roma, Taranto), di cui
il 65 per cento costituito da giovani fino a 32 anni.


Decisamente critica la fotografia che ne è emersa: il lavoro a tempo indeterminato prevale tra i più grandi e proprio al lavoro a tempo indeterminato si associano i livelli più alti di retribuzione: percepisce più di 1200 Euro al mese il 27 per cento dei lavoratori a tempo indeterminato; mentre solo il 7 per cento dei lavoratori temporanei. Di contro, tra giovani e giovanissimi risultano molto diffusi il lavoro atipico e, in minor misura, il lavoro a tempo determinato e, proprio queste tipologie contrattuali, si associano generalmente a bassi livelli retributivi.


Il 55,8 per cneto di chi ha tra 17 e 24 anni percepisce uno stipendio compreso tra 248 e 800 Euro al mese ed un altro 33,3 per cento tra 801 e 1000 Euro. Nella classe che comprende coloro che hanno tra 25 e 32 anni troviamo livelli sempre bassi di retribuzione, ma con qualche differenza: il 22,3 per cento guadagna tra 247 e 800 Euro mensili, ma il 42,6 per cento si attesta sul livello 801-1000.


E se i giovani sono generalmente penalizzati per quanto riguarda la tipologia contrattuale e la retribuzione, le giovani donne vivono una condizione ancora peggiore. Nel campione risultano generalmente più istruite degli uomini, ma, nonostante l’alto titolo di studio, sono prevalentemente occupate con contratti a tempo determinato o atipici e percepiscono retribuzioni sensibilmente inferiori.


Ma quali sono le aspettative dei giovani verso il proprio lavoro? Alla domanda “Vorresti che il tuo lavoro fosse…” tutti i lavoratori hanno indicato la stabilità come prima condizione auspicabile. La seconda richiesta che proviene dai lavoratori intervistati, e soprattutto da chi ha un contratto a tempo indeterminato, è quella di un lavoro meglio retribuito.


Differenti, tra i lavoratori temporanei e quelli a tempo indeterminato, sono i gradi di soddisfazione per alcuni elementi qualitativi del lavoro e, soprattutto, per ciò che riguarda i tempi. Rispetto ai ritmi di lavoro, si dichiarano più soddisfatti i lavoratori a termine quelli atipici, così come rispetto alla possibilità di conciliare vita privata ed occupazione.


Altra differenza si riscontra riguardo al senso e al ruolo che viene attribuito al lavoro. I lavoratori a tempo indeterminato lo vedono come “mezzo per assicurarsi un reddito”, mentre quelli temporanei manifestazno un atteggiamento più espressivo, incentrato sull’idea di “attività gratificante, che aiuta le persone a realizzarsi”.


La cifra caratteristica dei giovani, comunque, risulta essere l’incapacità (o forse l’impossibilità) di prefigurarsi il futuro. Una diffusa dimensione di “precarietà esistenziale” travolge la sfera delle aspettative e dei progetti sul futuro, sia per quanto riguarda le prospettive lavorative, che per quelle economiche. Tra i giovani (25-32 anni) ed in particolare i giovanissimi (17-24 anni) la dimensione prevalente è quella dell’incertezza: non sanno immaginarsi la condizione lavorativa futura e tra coloro che sono ancora inseriti in percorsi formativi tale percentuale sale vertiginosamente. Insieme all’incertezza, però, limitatamente alle prospettive lavorative, tra i giovani è presente anche una quota di ottimisti decisamente più consistente di quella che troviamo tra i più grandi. Man mano che cresce l’età, infatti, l’incertezza cede progressivamente posto al pessimismo di quanti immaginano un domani peggiore del presente rispetto alla condizione lavorativa ed un tenore di vita futuro più modesto di quello dei propri genitori.


Tag:


Presente in:

Economia - Lavoro

CONDIVIDI CON I TUOI AMICI E CONOSCENTI
Partecipa anche tu alla discussione *
Elenco articoli in archivio
Selezionare l'anno

(non ci sono ancora articoli in archivio per questa sezione)