Gli italiani comprano biologico ed equo e solidale.

Cultura - Attualità



Aumentano gli italiani che vogliono non solo un “buon prodotto”, ma un “prodotto buono”, ossia che, insieme alla qualità estetica dei beni, pretendono di acquistare anche un valore etico.


Secondo i risultati di una ricerca dell’Università Cattolica di Milano condotta su un campione di 1.500 persone residenti nei capoluoghi provincia di tutte le regioni italiane, il fenomeno di chi sceglie di fare una spesa responsabile non si può più considerare più di nicchia. Il 63 per cento degli italiani, infatti, compra qualche volta o spesso prodotti biologici, pur con motivazioni diverse, e il 45 per cento acquista frequentemente prodotti del commercio equo e solidale.


L’indagine, condotta tra maggio e luglio 2005 in collaborazione con le università di Bologna, Milano, Sassari e Trento, è la prima in Italia condotta su un campione statisticamente rappresentativo per verificare l’incidenza delle scelte responsabili sul paniere complessivo dei consumi e il rapporto tra azioni ci consumo e presa di coscienza dei diversi strumenti di social responsabilità adottati dalla imprese, come spiegano le curatrici Laura Bovone ed Emanuela Mora.


Presentati recentemente nel corso del convegno Il potenziale dei consumi critici, lo studio documenta le nuove tendenze del consumo responsabile: salutista, ecologista, rispettoso dei popoli lontani e delle generazioni future, e le scelte che rendono morali le nostre azioni e giusto il nostro consumo, dalle pratiche di boycott fino a quelle di buycott, quelle volte cioè a premiare un’azienda o una marca perché socialmente responsabile.


Laura Bovone, direttrice di Modacult (Centro per lo studio della moda e della produzione culturale), spiega che “sono che emergono dal campione: la responsabilità verso se stessi, che implica la scelta di prodotti per il benessere e la felicità personale; quella verso gli altri, che comporta l’acquisto di prodotti che combattono la povertà e sostengono azioni di solidarietà e giustizia; e, infine, la responsabilità verso l’ambiente, fatta di consumi ecologici-sostenibili e di preferenze per il biologico per motivi ambientali”.


«Si tratta di un insieme di consumi qualificati culturalmente”, aggiunge Emanuela Mora, docente di Sociologia dei processi culturali – attraverso i quali le persone non solo rendono manifesta, ma nello stesso contribuiscono a promuovere, l’immagine di sé con cui desiderano essere riconosciuti dagli altri. Un set di pratiche che gioca un ruolo positivo nel processo di costruzione dell’identità”. Tutte le azioni di consumo, infatti, rivestono nella vita delle società contemporanee un ruolo che ha forti implicazioni culturali, perché attraverso i nostri acquisti e l’uso che facciamo dei beni, manifestiamo interesse per noi stessi e per gli altri, la preferenza per un tipo di vita collettiva organizzata e il rifiuto di altri stili di vita. “In questo caso il contenuto culturale del consumo si esprime manifestando in modo esplicito in quale mondo vorremmo vivere: per esempio un mondo di persone sane, dove i rapporti produttivi sono improntati a giustizia ed equità e l’ambiente va salvaguardato”.


I risultati della ricerca sono presentati nel volume La spesa responsabile. Il consumo biologico e solidale (Donzelli editore, Roma, 2007).


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