Gravidanza: il nascituro sotto esame.

Medicina - Mamme



C’è chi preferisce affrontare lo stretto necessario, evitando persino di conoscere il sesso del nascituro, e chi invece approfitta, forse esagerando, di tutto quello che la medicina oggi mette a disposizione. Sull’utilità o meno dei test prenatali c’è oggi un grande dibattito, visto anche il crescente utilizzo che se ne fa in Italia e l’abbondanza di tecniche, dalle normali ecografie sino ai più sofisticati test genetici e cromosomici. Del figlio che nascerà oggi è possibile, infatti, prevedere quasi tutto.



A parte le consuete ecografie (che solitamente sono tre, la prima all’ottava settimana, la seconda tra la 16ima e 18ima settimana, la terza alla 32ima settimana), che danno già alcune informazioni sullo stato del piccolo, esistono apparecchi ecografici ad alta definizione per misurare la traslucenza nucale ed esami ancora più analitici, come il tri-test, che si effettua tra la 15ima e la 20 settimana con un prelievo di sangue. Si tratta di test che non dicono se il feto è sano o malato, ma valutano il rischio di malattie come la sindrome Down e la spina bifida.



Una risposta più precisa può arrivare dalla villocentesi, ovvero dall’esame di un piccolo campione di placenta, o dall’amniocentesi, esame del liquido amniotico. Con questi test vengono effettuate indagini cromosomiche e genetiche, prescritte solo in base alla storia familiare, ovvero quando uno dei genitori od entrambi sono portatori sani di malattie come la fibrosi cistica, la talassemia o la distrofia e possono quindi trasmetter il difetto al figlio. Si tratta di esami sofisticatissimi, che sono in grado di scoprire oltre 200 malattie genetiche.



Ma servono davvero tutti questi test? Il problema non è da poco. Negli Stati Uniti, ad esempio, ne approfittano da tempo, anche in eccesso, come ha rilevato in un articolo pubblicato qualche giorno fa il “New York Times” . Ma la strada sembra essere la stessa anche da noi. Secondo i dati raccolti dall’Agenzia di sanità pubblica del Lazio, nel 2000, su 49 mila partorienti il 21 per cento si era sottoposta alla prova del liquido amniotico. Le stesse ecografie spesso sono sovrautilizzate, visto che la metà della neomamme italiane fa da quattro a sei esami ecografici, contro i tre consigliati dal ministero della Salute. Tutto questo nonostante che nel nostro paese il 65 per cento delle gravidanze abbia un decorso fisiologico.




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