Guerra: donne al fronte

Cultura - Attualità



Sempre più donne in prima linea. Nel bene e nel male. Forse è un po’ difficile considerala come una conquista, un diritto acquisito nell’ambito delle “pari opportunità”, ma la guerra in Iraq, al di là della tragedia in sè, sta rappresentando una svolta per il mondo femminile. Per la prima volta le donne appaiono fianco a fianco degli uomini. Con tutti i rischi che questo comporta.




Ha fatto il giro del mondo, e resterà una delle immagini più inquietanti del conflitto, il volto di Shoshawna Johnson, la soldatessa afroamericana catturata dagli irakeni nei primi giorni di guerra. Trentenne, chef dell’esercito, Shoshawna ha lasciato a casa la figlioletta di due anni, cosa che ha scatenato subito un dibattito in Usa: è giusto che le mamme di figli piccoli partano per operazioni così pericolose? Un dilemma che ha scosso ancora di più l’opinione pubblica dopo l’annuncio nei giorni scorsi della morte della soldatessa Lori Anne Piestawa, 22 anni, anche lei madre di due figli di 3 e 4 anni.



E’ terminata ben invece la storia di Jessica Lynch, anche lei finita nelle mani del nemico in questa sporca guerra, ma liberata la scorsa settimana da un blitz notturno nell’ospedale di Nassiriya. Appena diciannovenne, da Palestine, in Virginia, raccontano che si sia difesa con stoicismo fino all’ultima pallottola, prima di arrendersi. Aveva deciso di fare il soldato per pagarsi l’istruzione da maestra. Storie di donne in guerra, che diventano (e diventeranno) sempre più numerose). Basti pensare che la presenza femminile nelle truppe americane, rispetto all’ultima guerra in Iraq del 1991, è salita dall’11 al 15 per cento.




L’altro aspetto sempre più femminile di questo conflitto è quello del mondo dell’informazione. La maggior parte degli inviati speciali delle reti tivù italiane in Iraq sono donne: su tredici ben otto. A partire dalla coraggiosissima Giovanna Botteri, del Tg3, la prima a filmare i bombardamenti iniziali su Baghdad grazie ad un video telefono. A Baghdad c’è anche la veterana Lilli Gruber. E poi ancora Gabriella Simoni di Italia1, Anna Migotto di Rete4 e Monica Maggioni di Rai1. Un mestiere non meno pericoloso di quello delle donne-soldato. Proprio in questi giorni esce il film “Ilaria Alpi: il più crudele dei giorni” , che racconta la storia della giornalista (interpretata da Giovanna Mezzogiorno) uccisa in Somalia nel 1994. E ancora fresco è il ricordo di Maria Grazia Cutuli inviata del Corriere e trucidata assieme a due colleghi in Afghanistan. probabilmente da dei talebani sbandati che non sono mai stati catturati.



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