I bambini apprendono con facilità la seconda lingua: lo dimostra scientificamente uno studio.

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Esiste un’età favorita per imparare con rapidità e senza nemmeno troppi sforzi una lingua straniera. La famosa teoria enunciata dal linguista americano Noam Chomsky cinquant’anni fa, è stata finalmente dimostrata a livello scientifico con una ricerca pubblicata sulla rivista Neuron. A farlo ci hanno pensato alcuni ricercatori dell’università Vita-Salute del San Rafaele di Milano, in collaborazione con l’università di Berlino, utilizzando per il loro studio una tecnica per immagini non invasiva, la risonanza magnetica funzionale.



Gli esperti hanno analizzato le funzioni celebrali di trentadue soggetti di madrelingua italiana, attualmente a Berlino per ragioni di studio, che condividono l’età (tutti ventiseienni) e una buona conoscenza del tedesco. Un terzo del campione ha imparato la seconda lingua da poco e non la sa usare con dimestichezza; degli altri due terzi, tutti individui che conoscono il tedesco alla perfezione, un gruppo lo ha appreso da bambino e l’altro in età scolare o più grande.



La risonanza magnetica funzionale ha consentito di osservare ciò che accade nelle diverse aree del cervello quando i volontari ascoltano una frase nella seconda lingua. Nel cervello di chi ha imparato il tedesco da bimbo entrano in azione le aree coinvolte con l’apprendimento del linguaggio, come quelle associative dell’emisfero sinistro. Nei soggetti che hanno studiato la seconda lingua da adulti, invece, il cervello è costretto a lavorare di più, col supporto di altre aree, come quelle del lobo frontale dalle quali dipendono funzioni complesse come l’attenzione. Il bilinguismo dalla nascita non obbliga quindi il nostro cervello ad alcuno sforzo, ma è assolutamente naturale.



Il periodo magico in cui il cervello è in condizioni ottimali per acquisire una lingua va dalla nascita ai nove anni; oltrepassatolo, specifica Stefano Cappa (preside della facoltà di Psicologia dell’università Vita-Salute), “è sempre possibile imparare molto bene una seconda lingua, ma con uno sforzo ed una applicazione ben diversa: per quanto riguarda la grammatica il cervello dell’adulto continuerà a trattare la lingua appresa in modo differente a quello della lingua madre”.



A supportare l’indagine italo-tedesca intervengono anche le affermazioni esposte dai ricercatori di Darmouth (Massachusetts) durante l’ultimo congresso dell’American Society of Neurosciences tenutosi in Florida. I bambini esposti a due differenti idiomi molto presto, crescono come se avessero un cervello in grado di ospitare due individui monolingua e non subiscono alcun ritardo nell’apprendere la lingua principale, nè fanno confusione tra i due linguaggi. I ricercatori americani hanno sottolineato infine l’importanza del contesto in cui avviene l’apprendimento, che influisce notevolmente il bilinguismo dei più piccoli. I vantaggi sono maggiori quanto più l’ambiente in cui il bambino impara è per lui ricco di stimoli verbali.




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