Il coaching a servizio di aziende ed individui: per organizzarsi meglio e tutelare le risorse umane.

Economia - Lavoro



Oggi in Italia lavora circa il 44 per cento delle donne. Un dato in costante aumento dal dopoguerra ad oggi, con un boom a partire dagli anni Settanta. Le donne che lavorano non hanno mai abbandonato la famiglia: si parla infatti del fenomeno di “doppia presenza”, che da sempre costringe la donna a fare i salti mortali per non far pesare la propria assenza né in casa, né in ufficio. Un ruolo e una vita complesse che portano spesso a delle rinunce: di carriera, il più delle volte, ma anche personali: si sceglie di fare un figlio sempre più tardi, e quasi sempre l’esperienza non viene ripetuta.


Un problema di questo secolo, che l’Istat ha fotografato in un’indagine del 2003, realizzata intervistando 50.000 neomamme a distanza di 18-21 mesi dalla nascita dei figli. Ben il 20,1 per cento smette di lavorare: a lasciare sono, in maggioranza, le madri più giovani (fino a 30 anni) e le donne residenti nel Mezzogiorno e nelle isole. Di questo 20,1 per cento, ben il 7 perde il lavoro, il 24 vede non rinnovato il proprio contratto (oppure cessa l’attività del datore), mentre il rimanente 69 abbandona il lavoro di propria volontà. Tra le motivazioni, dominano il “voler stare più tempo con i propri figli” e l’inconciliabilità del lavoro con l’organizzazione familiare. Un altro aspetto interessante dell’indagine Istat è l’analisi dei cambiamenti tra prima e dopo la nascita. Il 21,8 per cento delle madri che riprende il medesimo lavoro dopo la gravidanza dichiara di aver vissuto delle variazioni: la più evidente di queste è il passaggio d’orario dal tempo pieno al tempo parziale. In generale, va detto che laddove si registra un mutamento, questo è un “peggioramento”: minori responsabilità, mansioni meno interessanti, diminuzione delle opportunità di carriera, minore partecipazione a corsi di formazione. A subire più frequentemente le conseguenze negative dell’assenza dal lavoro in seguito alla maternità sono le donne con i titoli di studio più alti (diploma e laurea). Questo può essere dovuto alle posizioni professionali che ricoprono, tendenzialmente più alte, e pertanto alle loro maggiori aspirazioni di carriera, che, in alcuni casi, vengono ostacolate dalla nascita dei figli.


La società di consulenza aziendale e personale U2COACH, ha presentato in Confindustria il Working Mom Coaching Programme®, un innovativo programma di consulenza per le aziende, mirato ad ottimizzare la gestione delle donne lavoratrici al rientro dalla maternità, a tutto vantaggio delle mamme ma anche e soprattutto delle imprese stesse. U2COACH affronta il tema della maternità in azienda prendendo in considerazione il punto di vista delle donne, ma anche, forse per la prima volta, le esigenze delle organizzazioni. Tutelando le proprie risorse, infatti, le aziende proteggono i loro stessi investimenti sul personale e ottimizzano le scelte fatte, in particolare verso professionalità di alto livello. Un concetto caro agli Stati Uniti che si sta importando in Europa – in particolare in Gran Bretagna - è quello del worklife bilance, l’equilibrio tra vita personale e vita lavorativa, che sta particolarmente a cuore alle madri lavoratrici ma che è anche portatore, secondo U2COACH, di vantaggio competitivo e valore aggiunto per ogni organizzazione.


In questa prospettiva, l’intento di U2COACH è quello di portare le aziende ad ottimizzare la gestione delle risorse nel periodo di maternità e supportare al contempo le donne a gestire il periodo di assenza dal lavoro ed il rientro in azienda. Sono forniti alle aziende due moduli di corporate coaching: uno di approccio “team” rivolto alle funzioni aziendali che gestiscono il personale (dai capi funzione, ai dirigenti, ai manager, fino ai responsabili del personale e delle risorse umane), ed un secondo di tipo individuale, dedicato esclusivamente alle donne che si assentano per maternità. Nel primo modulo le aziende verranno guidate, sulla base delle specificità e dell’organizzazione interna, verso una gestione “produttiva” del periodo che va dall’annuncio della maternità da parte delle risorse fino all’effettivo reinserimento nel lavoro: momento che, va detto subito, non coincide quasi mai con la fine del congedo. Saranno le aziende a mettere a disposizione delle donne in gravidanza il programma di individual coaching a loro dedicato, ma la scelta di seguirlo sarà assolutamente facoltativa. Il coach gestirà assieme alla persona un programma di affiancamento che inizia prima del congedo e finisce dopo il reinserimento effettivo.


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