Il cuore delle donne: a rischio e non sempre

Medicina - Attualità



Nell’ambito del recente congresso dell’AIDM, Associazione Italiana Donne Medico, si è riunito un gruppo di autorevoli esperte donne, per fare il punto sul rischio cardiovascolare al femminile: un problema sottostimato dalle donne stesse e troppo spesso non trattato.
Dopo la menopausa l’effetto protettivo degli ormoni tende a scomparire e l’incidenza delle patologie cardiovascolari nella donna diviene simile a quella degli uomini. Non solo, sono molti i fattori predisponenti la comparsa dell’arteriosclerosi, noti come fattori di rischio cardiovascolare”. Essi si definiscono “fattori di rischio modificabili” (fumo di sigaretta, sedentarietà, scorretta alimentazione ipertensione arteriosa, obesità, ipercolesterolemia, diabete) e “fattori di rischio immodificabili”, (età, sesso, familiarità). La presenza contemporanea di più d’uno di questi fattori di rischio, ad esempio colesterolo, ipertensione e fumo, aumenta significativamente la probabilità di essere colpiti da un infarto o da un ictus.


“I nuovi ruoli assunti dalla donna nel lavoro, nella vita sociale e gli stili di vita (abitudine al fumo di sigaretta, eccessivo uso di alcool, sedentarietà, scorretta alimentazione), hanno contribuito a togliere alla donna il privilegio di essere meno esposta al rischio ed alle malattie cardiovascolari (soprattutto infarto al cuore e ictus cerebrale), rischio fino a poco tempo fa considerato prevalentemente maschile e che rappresenta la principale causa di invalidità e morte nel nostro Paese”, ha sottolineato durante il congresso la Prof.ssa Claudia di Nicola, Presidente Nazionale dell’AIDM.


L’infarto di cuore e l’ictus sono la conseguenza dell’arteriosclerosi che causa l’indurimento ed il restringimento, seguito spesso dalla improvvisa ostruzione, delle arterie che portano il sangue al cuore ed al cervello. Per valutare il rischio cardiovascolare in una ampia fascia di pazienti, rappresentativi della popolazione italiana, è stato effettuato uno studio osservazionale su larga scala, denominato EASY.
Tale indagine ha coinvolto 277 centri specialistici italiani di Cardiologia, Diabetologia, Medicina Interna, allo scopo di verificare l’appropriatezza del trattamento del paziente displipidemico e a rischio cardiovascolare nella pratica clinica quotidiana, rispetto alle linee guida internazionali, NCEP- National Cholesterol Educational Program). Nell’ambito di questo progetto è stata effettuata un’analisi “al femminile” per valutare il rischio cardiovascolare nella donna, a cui hanno partecipato 7.550 pazienti, campione significativo di donne afferenti agli ambulatori di diabetologia, cardiologia e medicina interna. I risultati raccolti permettono di affermare che il 59.4 per cento delle donne soffre di dislipidemia e che, solo nel 32.5 per cento delle pazienti trattate, è stato raggiunto l’obiettivo terapeutico per LDL-C, fondamentale per la riduzione del rischio cardiovascolare globale. Il 67.5 per cento delle donne afferenti agli ambulatori di diabetologia, cardiologia e medicina interna, di conseguenza, non raggiunge un valore di colesterolo LDL (C-LDL) adeguato e la percentuale non a target sale al 75 per cento nelle donne a più alto rischio.


“Proiettando i dati dello studio EASY DONNA alla popolazione femminile italiana ed utilizzando i parametri di calcolo del rischio cardiovascolare globale indicati dall’Istituto Superiore di Sanità, emerge chiaramente che non raggiungere il target, specialmente in pazienti ad alto rischio, aumenta significativamente il rischio cardiovascolare di questi soggetti. Basta pensare infatti che su 100 donne in menopausa, con colesterolo superiore a 250 mg/dl e diabetiche o con pregresso infarto, 30 rischiano di subire un evento cardiovascolare grave (infarto o ictus) nell’arco di 10 anni” ha dichiarato la Dott.ssa Maddalena Lettino (UTIC – IRCCS Policlinico S. Matteo Pavia Scuola di Specializzazione di Cardiologia –Università degli Studi di Pavia).


Bisogna dunque intervenire in termini di prevenzione primaria sugli stili di vita, evitando il fumo, ma nel caso di elevato rischio e di livelli di LDL-C alterati, la terapia farmacologia rappresenta un importante intervento di riduzione del rischio. È importante, quindi, effettuare un’opera di sensibilizzazione al femminile, parlando anche alle donne di medicina preventiva e realizzando un’opera di consiglio, di diagnosi e di terapia per correggere i fattori di rischio modificabili, per poter parlare davvero di “prevenzione in rosa”, dedicata con il cuore a tutte le donne.


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