Il futuro per gli italiani? uomini e donne divorziano sui valori.

Cultura - Attualità



Quando gli italiani fanno i conti con “il tempo che verrà”, le loro visioni avveniristiche prendono il via tra soli 25 anni ed emerge un quadro ricco di speranze ma anche di forti incertezze e timori.
Ad un significativo ottimismo nei confronti del proprio futuro personale, espresso dal 52 per cento degli intervistati, si contrappone invece una visione meno positiva per quanto riguarda l’Italia (27 per cento di ottimisti) e il mondo (26 per cento).


A partire da questi dati preliminari l’istituto di ricerca Demoskopea ha dato avvio alla ricerca Futuro: sentimenti, socialità & tecnologia realizzata nel mese di ottobre su un campione di mille individui di età compresa tra i 14 e i 79 anni. Lo studio si avvale anche di un focus dedicato ai bambini di scuola elementare realizzato con tecniche ludico-proiettive e di un estensione on-line con il progetto Tamaboy della società IMille, la prima applicazione di research-game del web italiano.


Se per i bambini sarà bello enorme e felice, per gli italiani il futuro sarà ricco di speranza (38 per cento) innovatore (31 per cento) europeo (21 per cento) ma anche incerto (34 per cento). I teenagers (14-19 anni) in particolare, assieme alle fasce di età più giovani (fino ai 34 anni), sono decisamente i più ottimisti sia rispetto al proprio futuro personale sia rispetto al futuro dell’Italia e del mondo, credono alla tecnologia e considerano Internet la nuova agorà politica.


L’ottimismo si riduce drasticamente invece nelle fasce adulte (35–55 anni) e vira verso il pessimismo e l’incertezza nella fascia over 55. La sfera lavorativa e quella economica svolgono un ruolo determinante nell’orientare gli italiani verso una visione pessimistica. Solo l’11 per cento pensa al lavoro in termini di prospettiva positiva e solo il 4 per cento immagina un futuro di benessere economico.


Ma sono le donne, sopratutto quelle della fascia 35-55 anni, la vera rivelazione. In contrasto con gli uomini si dichiarano infatti decisamente pessimiste rispetto al futuro dell’Italia e del mondo, tanto da pensare ad un futuro contraddistinto da sentimenti come il rancore e la vendetta, l’odio e l’inimicizia e solo al terzo posto compaiono sentimenti positivi come la pietà e la compassione. Solo gli ambiti personali (famiglia, figli, partner) sembrano aprire delle speranze nel mondo femminile (media di ottimismo del 65 per cento) delineandosi come un area di rifugio.


Gli uomini per contro, sono più ottimisti riguardo al futuro dell’Italia e del mondo, mettono al quarto posto la famiglia e i figli e ai primi il partner e la salute, sono più fiduciosi nelle relazioni amicali e più vicini a sentimenti come la comprensione e l’empatia e soprattutto la passione e il coinvolgimento: il futuro non li spaventa anzi li stimola.


Un pessimismo trasversale a tutte le fasce di età riguarda la situazione politica, che fa prefigurare un futuro di minore partecipazione agli affari pubblici e sociali. In ogni caso si sente il bisogno di un cambiamento forte nelle modalità di partecipazione: non si crede ai partiti politici, tanto meno a delle leadership forti e personalizzate, mentre si auspicano forme alternative come le associazioni di volontariato e le organizzazioni transnazionali (ONU e UE).


La tecnologia si afferma come valore forte e fondativo del futuro per tutta la popolazione italiana, in particolare modo per i giovani e gli uomini. Una tecnologia meno ludica ed individualista e più sbilanciata sul versante delle applicazioni alla salute, alla ricerca, alla comunicazione e all’informazione. Una tecnologia infatti, che per gli italiani si concentrerà soprattutto su scoperte utili anche se poco appariscenti, come le terapie genetiche, lo sviluppo di nuovi materiali, la diffusione di prodotti eco-intelligenti e le tecnologie wireless. Le grandi scoperte scientifiche collegate all’intelligenza artificiale, alla clonazione degli esseri viventi e all’ibridazione tra uomo e macchina, infine, vengo giudicate poco probabili e anche poco utili.


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