Il lavoro invisibile delle donne

Economia - Donne al lavoro



Cioè “del lavoro familiare, del lavoro svolto in famiglia e nelle case dalla maggioranza dalle donne, casalinghe a tempo pieno o a tempo parziale”.

Alla fine, una “giornata” in cui riflettere sull´incredibile mole di lavoro svolto dalle donne (ma anche da qualche uomo) senza retribuzione, ma con un alto valore economico, oltre che gestionale, educativo e assistenziale.

L´idea di dedicargli una giornata viene dall´America, e precisamente dal Canada, per iniziativa dell´associazione AFEAS, che già la celebra da 10 anni. In Italia è stato il Movimento Italiano Casalinghe (MOICA) che l´ha lanciata nel 2008, con un notevole riscontro mediatico. Il MOICA è un´associazione senza scopo di lucro che opera da 27 anni per dare voce alle richieste delle donne che lavorano in famiglia a tempo pieno (secondo la definizione acquisita recentemente in sede legislativa che svolgono lavoro di cura non retribuito derivante da responsabilità familiari). Si impegna inoltre per la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro per le donne che svolgono lavoro esterno retribuito, pur sempre casalinghe seppure a tempo parziale. Il MOICA accomuna infatti associate sia casalinghe sia donne impegnate professionalmente con successo; ed è aperto anche agli uomini.


Un articolo di Repubblica del 24/11/07 titolava: “L´economia è salvata dalle casalinghe” e attribuiva loro lo status di Società per Azioni, sostenendo che se il valore del lavoro familiare fosse calcolato nella contabilità nazionale, si scoprirebbe che è il vero motore dell´economia italiana, la produzione-ombra che nessuno paga o vuole pagare... o peggio, che nessuno vede o vuole vedere, che nessuno considera o vuole considerare: da qui appunto la definizione di: “Il lavoro invisibile”.


Qualche passo in avanti è stato compiuto: una decisione della Corte di Cassazione, con la sentenza numero 1343 del 2009, segna un momento importante nel riconoscimento del ruolo delle donne che a casa svolgono il lavoro di casalinga, assoggettandolo in tutto e per tutto ad ogni altra tipologia di lavoro da tutelare e, quindi, meritevole di risarcimento del danno, anche patrimoniale, in caso di incidente stradale.

A riconoscere l’importanza di questa decisione è in particolare Giovanni D’Agata, che ricopre il ruolo di componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” dell’Italia dei Valori, sottolineando come in questo modo sia stata riconosciuta la legittimità e la dignità al lavoro delle casalinghe che si occupano delle faccende domestiche e che svolgono un ruolo centrale nella gestione e nella cura dei componenti della famiglia.

Il caso, secondo quanto rende noto Giovanni D’Agata, ha riguardato una donna che, a causa di un incidente stradale, ha perso le funzioni di deambulazione con la conseguenza di non poter più assolvere alle faccende ordinarie tra le mura domestiche.


La Cassazione, dopo due sentenze sfavorevoli, ha così riconosciuto alla donna il danno patrimoniale anche in virtù del fatto che la perdita delle funzioni di deambulazione comporta anche la perdita di ulteriori chances patrimoniali future, in quanto l’incidente ha causato una perdita non indifferente della capacità lavorativa.




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