Il linguaggio pittorico dechirichiano e i suoi seguaci

Cultura - Arte






La stagione espositiva autunnale delle Scuderie del Quirinale a Roma è stata inaugurata con una mostra dedicata ad un fenomeno artistico che ebbe conseguenze molto profonde sulla cultura europea e statunitense. Si tratta dell’esposizione Metafisica. De Chirico, Carrà, Mirò, Picasso, Magritte, Dalì..., in programma fino al 6 gennaio 2004, curata da Ester Coen, allestita per presentare il senso delle nuove visioni artistiche che trovarono soprattutto in De Chirico l’ispiratore di intuizioni e allusioni poetiche fatte di scenografie e di narrazioni fantastiche, di richiami a mondi mitologici o classici, di esplorazioni di momenti inattesi, di improvvise sorprese, di scorci abissali, di occasioni di turbamento e sospensione. Dal Dadaismo al Surrealismo, fino agli espressionisti astratti americani, il segno della rivelazione dechirichiana è diventato una delle tracce primarie ed innovative dei linguaggi del contemporaneo.


I visitatori possono ammirare 114 opere, molte esposte per la prima volta in Italia, tra dipinti, disegni, sculture ed eliografie, provenienti da una cinquantina di enti prestatori tra musei italiani ed esteri e collezioni pubbliche e private, realizzate da celebri artisti quali Alberto Savinio, Carlo Carrà, Giorgio Morandi, Filippo De Pisis, Mario Sironi, Max Ernst, René Magritte, Yves Tanguy, Salvador Dalì, Joan Mirò, Alberto Giacometti, Constantin Brancusi, Pablo Picasso, Arshile Gorky, Willem De Kooning.


Il percorso espositivo, ideato da Daniela Ferretti, si snoda attraverso le dieci sale delle Scuderie del Quirinale, suddivise su due piani, che propongono una ventina di opere di Giorgio De Chirico realizzate tra il 1912 e 1919, appartenenti al Museum of Modern Art di New York come L’énigme de l’oracle (1909), La tour rouge (1913), Le temple fatal (1914), Le duo ou Les mannequins à la tour rose (1914), Pesci sacri (1919). Accanto a queste altrettante opere degli italiani Savinio, Carrà, Morandi, De Pisis, Sironi e una sessantina di artisti stranieri: dai Surrealisti Ernst, Tanguy, Magritte, Mirò, Dalì, Giacometti, agli Espressionisti Astratti Gorky e De Kooning, tutti affascinati dalle atmosfere dechirichiane, che ispirarono loro immagini sorprendenti, specchio di originali invenzioni linguistiche.


Fra i prestatori, musei internazionali tra i quali il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, la Tate Gallery di Londra, il Centre Georges Pompidou di Parigi, la Pinacoteca di Brera, la Kunsthaus di Zurigo, il Museum of Modern Art di Osaka, il Museum of Contemporary Art di Teheran.


Il catalogo della mostra, a cura di Ester Coen e pubblicato da Electa in italiano e in inglese, contiene un saggio critico della curatrice e contributi di alcune tra le personalità più note della cultura contemporanea (dallo storico dell’arte Hans Belting, al filosofo Félix Duque, dall’architetto Peter Eisenman, allo scrittore Tiziano Scarpa, all’archeologo Paul Zanker), che suggeriscono una chiave di lettura polifonica delle opere esposte. Si aggiungono gli apparati bio-bibliografici e la cronologia degli eventi culturali e artistici internazionali dell’epoca.


L’esposizione è affiancata dalla rassegna Cinema e Metafisica, a cura di Paola Scremin, che presenta una selezione di film, documenti e testimonianze, alcuni storici e altri contemporanei, dedicati ad importanti artisti del Novecento, da De Chirico a De Kooning, esponenti della Metafisica e autori che operarono nell’ambito del movimento di pensiero e di idee da questa generato. Anche il cinema, dunque, suggerisce un nuovo punto di vista sull’arte, che indaga lo specifico creativo ed un’antologia di modelli culturali che compongono un’inedita antropologia del gusto.


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