Il movimento caravaggesco internazionale, da caravaggio a mattia preti.

Cultura - Arte



È Palazzo Reale a Milano la prima sede che ospita la mostra Caravaggio e l’Europa. Il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti, in programma fino al 6 febbraio 2006. Promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Comitato nazionale per le celebrazioni del terzo centenario della morte di Mattia Preti, presieduto da Vittorio Sgarbi, l’esposizione è stata realizzata dal Comune di Milano, con la partecipazione della Regione Lombardia e dal Liechtenstein Museum di Vienna. Il coordinamento generale è di Gilberto Algranti e l’organizzazione di Tekne Associazione Culturale.


Grazie a un prestigioso comitato scientifico presieduto da Vittorio Sgarbi, di cui fanno parte eminenti studiosi internazionali, la mostra si configura come una grande manifestazione a carattere europeo con circa centocinquanta opere, selezionate in modo da fornire un quadro, il più completo possibile, delle complesse vicende che caratterizzarono il panorama artistico romano all’inizio del Seicento.


Ponendosi come seguito ideale della memorabile rassegna su Caravaggio che lo storico dell’arte Roberto Longhi curò proprio a Palazzo Reale nel 1951, l’evento conclude le manifestazioni legate al terzo centenario della morte di Mattia Preti (1613-1699), l’ultimo importante protagonista del movimento caravaggesco, tramite l’indagine e l’illustrazione di quel rivoluzionario momento artistico segnato dall’apparizione del grande Lombardo e dalla folta schiera di pittori che furono influenzati dal suo innovativo e drammatico linguaggio. Lo studio di questo particolare fenomeno artistico che può essere considerato come il primo a carattere europeo, viene affrontato con un’esposizione che si presenta come la più completa rassegna mai dedicata al movimento caravaggesco.


La mostra in programma costituisce un’occasione unica per la comprensione delle varie correnti di quell’irripetibile momento creativo che durò una quarantina d’anni, dal 1595 al 1635 circa, ossia dai primi anni del soggiorno romano di Caravaggio, agli anni trenta del Seicento, quando giunge a Roma Mattia Preti, ultimo epigono del caravaggismo, e si profila già l’irruente nascita del Barocco, favorita dal mecenatismo della potente famiglia del papa regnante, Urbano VIII Barberini. Si tratta di un momento cruciale della storia dell’arte che, facendo da spartiacque tra il cosidetto periodo del Manierismo e l’età barocca, apre la strada ai nuovi esiti delle correnti artistiche europee fino alla fine del XVII secolo. Un movimento che nasce in una Roma che ha ormai superato il trauma dello scisma luterano e che si sviluppa sotto il dominio di quattro importanti pontefici: Clemente VIII Aldobrandini (regnante dal 1592 al 1605), Paolo V Borghese (1605-1621), Gregorio XV Ludovisi (1621-1623) e Urbano VIII Barberini (1623-1644).


All’inizio di quest’età di transizione, si fronteggiano due giganti della pittura italiana, a cui corrispondono due distinte correnti artistiche e di pensiero: il bolognese Annibale Carracci, promotore indiscusso della pittura classicistica, e il lombardo Michelangelo Merisi da Caravaggio che porta sulla tela un realismo rivoluzionario . I due Maestri scompaiono a distanza di un anno esatto l’uno dall’altro: Carracci muore il 15 luglio 1609, Caravaggio il 18 luglio 1610. Nei due decenni successivi, le due correnti sono sviluppate dai seguaci dei due artisti: i classicisti bolognesi, che hanno seguito a Roma Annibale Carracci, e i pittori, che si rifanno alla drammatica suggestione realistica di Caravaggio. La città papale è il luogo dove si sviluppa questo crogiuolo artistico che richiama numerosi pittori toscani, emiliani, genovesi, lombardi e napoletani, ma soprattutto un’esuberante schiera di artisti europei, francesi, olandesi e spagnoli, attratti a Roma dalle prestigiose committenze papali e dalle generose richieste delle grandi famiglie romane che in quegli anni andavano formando le loro collezioni. La fama della nuova maniera caravaggesca si diffonde con fulminea rapidità in tutta Europa, e, tra la fine degli anni dieci e l’inizio degli anni venti del Seicento, gli artisti europei riporteranno nei loro Paesi quanto hanno appreso durante l’esperienza romana. Ne germoglieranno esiti straordinari, basti pensare a Rembrandt e La Tour.


L’esposizione di Palazzo Reale indaga e illustra, dunque, questo ricchissimo movimento artistico carico di ripercussioni, mettendo a confronto molti dipinti, tra loro coevi, che riflettono le varie tendenze, e costituisce, dunque, un’occasione unica per la piena comprensione di questo particolare momento creativo.


Uno spazio sarà destinato a una sezione documentaria che ricorderà la mostra longhiana del 1951, sottolineando anche l’attenzione ormai storica delle esposizioni milanesi, in particolare a Palazzo Reale, ai fatti caravaggeschi, e l’impegno profuso per offrire a studiosi e grande pubblico eventi di grandissimo valore culturale e mediatico. Lasciato Palazzo Reale, la mostra si sposterà a Vienna dal marzo del 2006, presso il Liechtenstein Museum, che la ospiterà nelle splendide sale recentemente restaurate e riaperte al pubblico solo nel marzo scorso.


Tag:


Presente in:

Cultura - Arte

CONDIVIDI CON I TUOI AMICI E CONOSCENTI
Partecipa anche tu alla discussione *
Elenco articoli in archivio
Selezionare l'anno

(non ci sono ancora articoli in archivio per questa sezione)