Il multijob: nuova moda o scelta obbligata?

Economia - Lavoro



Secondo le ultime indagini condotte dall’Istat, su 23 milioni e mezzo di lavoratori in Italia più di sei hanno due impieghi o addirittura tre. Un fenomeno in aumento soprattutto fra le donne e motivato dal desiderio di crescita professionale più che da ragioni economiche. Secondo Cosmopolitan, che alla multiprofessionalità ha dedicato un ampio servizio nel numero di maggio, si tratta di una scelta di vita che consente di crearsi una carriera su misura, ricca di gratificazioni personali.




Sono impiegate che di notte si trasformano in cantanti, ingegneri che girano note serie televisive, pr che nel fine settimana tengono corsi di aerobica o yoga. Vivono con la valigia nel portabagagli della macchina, lavorano la sera, spesso si alzano molto presto o rinunciano ai weekend d’assoluto relax. Ma lo fanno per passione e sono disposte a sacrificare una parte del proprio tempo libero per realizzare un sogno. Nel secondo impiego, infatti, si ricerca una compensazione al primo: emozione, fisicità e rapporti umani, per esprimere appieno tutti i lati della propria personalità.



E così, se come denuncia l’indagine “Quattro ritratti per l’8 marzo” condotta da Eurispes, le donne continuano ad essere lontane dai ruoli di potere pur presentandosi nel mercato del lavoro con titoli di studio superiori a quelli maschili, il secondo lavoro può diventare realmente l’occasione per esplorare ambiti nuovi e mettere alla prova le proprie capacità.




Resta comunque il fatto che le donne, a parità di incarico, guadagnano un 30 per cento in meno rispetto agli uomini e che quindi il multijob si trasforma in alcuni casi e soprattutto nel Sud Italia, in una scelta obbligata e scandita da ritmi faticosi da sostenere. E quanto sia stressante mixare attività scarsamente remunerate ha voluto sperimentarlo anche la scrittrice americana Barbara Ehrenreich, che nel 1998 ha deciso di abbandonare la sua casa, le carte di credito e lo status di intellettuale e giornalista, per trascorrere due anni come chi lavora ogni giorno duramente in cambio di salari modestissimi. Ha accettato di fare la cameriera, la donna delle pulizie, la commessa, cercando tutti gli stratagemmi possibili per sopravvivere. E da questa esperienza ha ricavato un libro, dark ma al contempo divertente, che racconta in presa diretta l’America dei bassi salari, con le sue storie di solidarietà minuta e di grande umanità. Una paga da fame, come non si arriva alla fine del mese nel paese più ricco del mondo è diventato subito best-seller oltreoceano ed è ora disponibile anche in Italia, pubblicato da Feltrinelli.



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