Il peso dell’istruzione nei consumi delle famiglie

Cultura - Attualità



Quanto “pesa” il libro di scuola nella cultura e nei consumi delle famiglie? Pesa tanto per il valore che gli attribuiscono gli italiani. E pesa poco, in relazione ai prezzi, perché considerato essenziale. È quanto emerge dall’indagine condotta a livello nazionale da Ispo (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione) per l’Associazione Italiana Editori (AIE).


Una ricerca a trecentosessanta gradi, che ha coinvolto un campione rappresentativo della popolazione di 4206 individui con più di 13 anni, di cui 1246 genitori con figli che vanno a scuola, sugli atteggiamenti degli italiani rispetto al mondo del libro e della scuola: nelle priorità dei consumi familiari, nella percezione dell’incremento dei prezzi, nel confronto con le altre spese familiari e rispetto alle opinioni sui testi scolastici e sul codice di autoregolamentazione che si sono dati gli editori.


I dati raccolti hanno permesso di constatare che l’istruzione dei figli per è per tutti noi una priorità, anche se al primo posto resta la casa: un italiano su due la inserisce infatti tra le prime tre voci di per cui vale la pena spendere i risparmi della famiglia. L’istruzione è seconda solo alla casa (67 per cento di indicazioni), che risulta la più citata tra le priorità di spesa. Seguono, con uno scarto rilevante, le vacanze e i viaggi (36 per cento) e l’abbigliamento (29 per cento).




L’istruzione si conferma come un vero e proprio valore su cui è indispensabile investire per assicurare il futuro delle nuove generazioni. Un genitore su due, infatti, è disposto a spendere di più perché i figli possano studiare su libri aggiornati. Il tema è sentito soprattutto tra i genitori con figli che frequentano la scuola: le priorità per l’istruzione scattano così al primo posto per il 78 per cento dei genitori. Una cifra che cresce ancora di più all’aumentare dello status socio-economico.


Per quanto riguarda la spesa sostenuta per l’istruzione, per gli italiani il libro “pesa” meno sul budget familiare delle spese “marginali” complessive affrontate per mandare i figli a scuola (trasporti, pasti in mensa o fuori casa). Nel complesso della spesa per l’istruzione che grava sulle famiglie, che oltre ai libri di testo comprende il corredo scolastico (astucci, quaderni, zainetti…), i trasporti per mandare il figlio a scuola, i pasti in mensa, le eventuali lezioni private, la voce più “pesante” in termini di costi è data dal corredo scolastico, sia per chi ha figli che frequentano le elementari, sia per quelli che frequentano le medie. I genitori con figli che frequentano le superiori, al contrario, considerano più incisivo il costo dei i libri di testo, probabilmente per il maggior numero di materie studiate in rapporto alla scuola dell’obbligo. Per i genitori con figli all’università, ciò che si percepisce come più significativi sono i costi per recarsi a scuola (trasporti e pasti fuori casa), legati agli spostamenti per seguire le lezioni ed affrontare gli esami.


La qualità del testo, d’altronde, è essenziale per i tre quarti dei genitori: il libro di testo è considerato un “attrezzo” indispensabile per il mestiere dello studente. Il 73 per cento dei genitori ed il 61 per cento degli studenti, infine, riconosce l’utilità del codice di autoregolamentazione degli editori, che tutela dal gennaio 2000 le famiglie, prevedendo che i libri di testo vengano sostituiti con edizioni più aggiornate solo nel caso in cui gli aggiornamenti siano particolarmente significativi.


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