Il razzismo passa anche dalle battute?

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Il termine negro, così come i suoi corrispettivi in altre lingue, ha assunto nel tempo significati metaforici, legati soprattutto alla tratta degli schiavi africani; un esempio è la locuzione sudare/lavorare come un negro (ovvero come uno schiavo) o l´uso della parola negro per riferirsi a chi lavora al posto di un altro (per esempio nel campo della letteratura, il cosiddetto ghost writer).

Diverso è il caso in cui il termine viene usato fuor di metafora, come è successo nei giorni scorsi al principe Harry, che dovrà affrontare nuove lezioni di uguaglianza e diversità dopo l’infelice battuta rivolta al comico di colore Stephen K. Amos, che si è esibito al compleanno del padre, il 60enne Carlo. Dopo la performance, Harry si è avvicinato per fargli i complimenti, e poi in tono stupito gli ha detto: Certo che da come parli non sembri un ragazzo nero.




“Probabilmente voleva solo essere spiritoso, ma avrei voluto chiedergli: e come dovrei parlare? ha dichiarato la «vittima», ma non tutti hanno preso bene le parole del figlio di Carlo e Diana, non nuovo a cadute di stile analoghe, facendo notare che un esponente della casa reale non può permettersi certe «sviste» e che l’Inghilterra non ne può più delle sue bravate.

Naomi Byron, segretario generale del gruppo Youth against racism in Europe, ha affermato che la colpa non è solo del principe Harry, bensì «di tutto il giro di aristocratici e ricchi nel quale si muove, che chiaramente non vede nulla di male nell´utilizzo di certi stereotipi razziali».

Appunto, metafore e stereotipi razziali… riusciamo a cogliere la differenza e a spiegarla ai nostri figli?



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