Il sesso è un chiodo fisso

Psicologia - Sesso



Negli stati Uniti lo sono il sette per cento degli uomini e il tre per cento delle donne. Si tratta dei “Sex addict”, i drogati di sesso, vere e proprie vittime di una patologia che negli ultimi vent’anni ha riacquistato un notevole interesse da parte dei professionisti della salute mentale, divenendo oggetto di numerose ricerche e di accesi dibattiti scientifici soprattutto nei paesi anglosassoni.




Il sex addict non riesce a controllare i propri impulsi erotici, nemmeno quando si rende conto che sono dannosi. Atteggiamenti quali la masturbazione, la visione di materiale pornografico, i rapporti con partner gli creano una dipendenza che spesso finisce per influire negativamente sul lavoro (la maggior parte del materiale pornografico viene scaricato in ufficio o durante la notte, con perdita di ore di sonno e un progressivo calo del rendimento lavorativo) e sulla famiglia (il partner si sente rifiutato e incapace di competere con l’immagine virtuale della donna o dell’uomo, mentre i figli ricevono sempre meno attenzioni e assistono a frequenti litigi).



Ma le cattive abitudini di americani famosi, come Michael Douglas, Burt Reynolds, Sharon Stone e Kate Moss, e non, pare stiano conquistando anche i nostri connazionali.
Da due anni l’Istituto per lo Studio delle Psicoterapie di Romasta conducendo uno studio sulla popolazione italiana mediante la traduzione di un test diagnostico americano, il Sexual Addiction Screening Test o SAST (Scala di valutazione della dipendenza sessuale). Esistono due versioni del SAST, una per gli uomini (M-SAST) e una per le donne (F-SAST). Il test è composto da 25 domande alle quali è possibile rispondere (sul sito dell’ISP) Sì o No. Se i Sì sono più di 12, è possibile che il vostro comportamento sessuale stia sfuggendo al vostro controllo e che sia opportuno richiedere una consulenza specialistica. La scala, secondo diversi studi americani, sembra essere in grado di discriminare soggetti che soffrono di dipendenza dal sesso da soggetti con non presentano tale disturbo. I dati raccolti fino ad ora rivelano che dei 1300 soggetti studiati, il 6,2 per cento è risultato addicted.




La patologia colpisce uomini e donne (anche se in quantità minore), eterosessuali, omosessuali e bisessuali. Età media 40 anni, con una posizione sociale piuttosto elevata e professioni manageriali. Quasi tutti conducono una vita in apparenza normalissima, ma in realtà nascondono un vero e proprio disturbo. Legato spesso, come già rilevato in molti casi americani, ad altre patologie, quali ansia, depressione, disturbi ossessivo-compulsivi. Nelle famiglie d’origine, inoltre, sono presenti con una maggiore incidenza alcolismo e disturbi alimentari.




Per offrire loro un aiuto specializzato è nato a Roma il Cedis, Centro di ricerca e trattamento per la dipendenza sessuale, diretto dallo psichiatra Tonino Cantelmi e coordinato dallo psicologo Emiliano Lambiase, del National council on sexual addiction and compulsivity di Atlanta. Qui i “sessodipendenti” verranno curati con colloqui, test piscologici e terapie di gruppo, come quelle riservate a fumatiri, bulimici ed alcolisti. Per supportare la terapia si può anche ricorrere ad alcuni farmaci, come la fluoxetina, che mantiene elevato il livello della serotonina: quando questa sale, discende la dopamina, che funziona da stimolo sessuale. In generale gli antidepressivi sono atarassizzanti e generano un disinteresse in cui rientra anche il sesso. Ciò non significa azzerare il desiderio, ma ridurlo e renderlo meno pressante.



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