In viaggio con monet lungo la senna.

Cultura - Arte



Una grande mostra fitta di capolavori è stata inaugurata il 23 ottobre nello scenario incomparabile del Museo di Santa Giulia a Brescia. A tre anni dall’ultima grande esposizione che l’Italia ha dedicato a Monet, fino al 20 marzo 2005 il grande impressionista ed un tema per lui fondamentale quale il rapporto con la Senna tornano all’attenzione del grande pubblico.


Otto le sezioni che compongono la mostra, per dare l’idea di un viaggio affascinante quanto altri mai lungo la Senna, e talvolta rivolgendo le spalle al suo corso per immergersi nella campagna e nei prati fioriti di papaveri. Ma prima di giungere al tempo di Monet, occorre soffermarsi su due straordinari precursori del paesaggio impressionista, che tanta influenza hanno avuto sulla generazione successiva, Corot e Daubigny. Coloro che del grande fiume fecero l’inizio di un incanto vero. Attraverso dieci opere celebri questa nuova forza di poesia appare chiara. Ed è come se, finalmente, fosse entrata la vita vera dentro la pittura.


Accanto a Monet, e quasi a introdurre la sua opera in mostra, i quattro grandi amici impressionisti che più di ogni altro hanno dipinto lungo la Senna: Pissarro, Renoir, Sisley e Caillebotte. Questa sezione si segnala per un’infinità di motivi, tutti comunque raccolti entro i termini di una incredibile qualità. Converrà allora partire dall’esposizione, fianco a fianco, cosa finora riuscita solo alla National Gallery di Washington, delle due versioni dei Canottieri a Argenteuil di Monet e Renoir. Dipinti nell’estate del 1874, mentre era appena terminata la prima mostra impressionista a Parigi, questi quadri sono tra i più celebrati in assoluto dell’intero impressionismo e sono stati realizzati dai due amici pittori con i cavalletti affiancati davanti alla Senna. Ma un altro vanto assoluto della sezione sono le tredici opere di Gustave Caillebotte, sulle oltre quaranta totali. Una collaborazione, mai attivata da alcuno, con gli eredi del pittore francese, consente di avere a Brescia un nucleo di dipinti importantissimo e praticamente mai esposto, perché appunto gelosamente finora custodito. In cui la Senna è naturalmente la protagonista.


Si passa poi alle altre cinque sezioni, che ripercorrono le tappe artistiche del grande protagonista dell’impressionismo: Monet da Le Havre a Parigi, che racconta attraverso sei opere gli anni d’esordio per Monet, che lasciata Parigi ancora bambino va a vivere a Le Havre con la famiglia. Il grande, famosissimo quadro che introduce questa parte è Il promontorio della Hève con la bassa marea, proveniente dal museo di Forth Worth negli Stati Uniti. Si tratta del primo dipinto mai esposto da Monet in vita, nel Salon parigino del 1865. E ancora Monet a Argenteil, con cui si entra nel vero cuore della mostra, grazie ad una diecina di quadri tutti celebri. Sono gli anni del vero incontro di Monet con la Senna, che adesso diventa quasi colloquio quotidiano dalla postazione di Argenteuil, dove nascono tutti i quadri più famosi dell’impressionismo.


Il centro autentico dell’esposizione ha come titolo Monet e il bateau-atelier. Il pittore acquista a Rouen, nel 1872, il suo bateau-atelier, così da poter dipingere la Senna non più guardandola da lontano, ma standovi nel mezzo. La sezione, arricchita dalla eccezionale ricostruzione, in scala naturale, della stessa, si compone del celebre dipinto che riproduce il bateau-atelier e si arricchisce di tutta una serie di altre opere, per costruire il confronto tra Monet e Daubigny. Segue Monet a Vétheuil, località in cui il pittore si trasferisce
dopo l’estate del 1878 e dove trascorre gli anni più difficili della sua vita, segnati da gravi problemi economici e dalla morte della moglie Camille. Qui In tre anni dipinge circa centocinquanta quadri, quindici dei quali esposti a Brescia.


Altra tappa, documentata dall’esposizione è quella di Monet a Giverny,
punto in cui la Senna e l’Epte, un suo piccolo affluente, si incontrano. Per oltre quarant’anni il pittore costruisce, quasi senza soluzione di continuità, una sorta di grande romanzo naturale che ha sempre l’acqua al suo centro. Arriverà anche a deviare il corso della Senna e dell’Epte per ingrandire il bacino delle ninfee, sopra cui campeggia il celebre ponte giapponese, presente a Brescia in alcune versioni, dalle prime più descritte fino all’ultima versione ormai completamente sfatta e piena solo di materia e colore.


La mostra si conclude con la sezione , composta di un unico quadro, i Glicini, che il Gemeentemuseum dell’Aia presta soltanto per la seconda volta nella sua storia. Opera di grande formato, campeggia sulla parete in Santa Giulia, ed è grazie a questo straordinario, fondamentale dipinto che la mostra può avere la sua più logica conclusione. La fioritura dei glicini sta inscritta in un dilagante, frastagliato cielo azzurro e sta sospesa sopra uno stagno delle ninfee che ormai non si riconosce più, annullate tutte le sue forme e rimasta ormai solo la sostanza di un colore, di un profumo e di un silenzio. È questo il riflesso capovolto che conclude la mostra. Il riflesso che Monet, con il suo bateau-atelier, aveva colto sulla superficie della Senna cinquant’anni prima, è diventato una ninfea posata sullo stagno e infine quella ninfea è diventata cielo capovolto, tutto cosparso di fiori. Una cenere colorata che è l’incanto straziato e felice della pittura.


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