India crudele: la storia di nomita e della condizione delle donne indiane

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Nomita Chandy è una signora bene di Bangalore, vicino a Bombay. Ricca di famiglia, viene educata come le sue pari: studio, tempo libero con le amiche, shopping, cura della persona. Fino al matrimonio, deciso nel pieno rispetto delle regole dal padre quando lei era ancora bambina. Lui appartiene allo stesso ceto, non è violento e adora i figli, la suocera sa stare al suo posto, l´ammontare della dote è accettato. Parametri sufficienti qui per poter considerare un matrimonio riuscito. Le parole corteggiamento, innamoramento, amore per le donne indiane appartengono solo ai copioni cinematografici.

Ma ben presto qualcosa cambia nella vita di Nomita. Il marito beve e sempre più spesso rincasa ubriaco, la picchia fino a rasentare il massacro. Nomita è sola e in pericolo. Nessuna delle due famiglie può intervenire: quella di lui perché non può mettersi contro l´uomo per difendere una donna per loro estranea, quella di lei perché ormai Nomita non le appartiene più da quando si è sposata. E´ allora che Nomita realizza di essere con le spalle al muro. Deve farcela contando solo sul suo coraggio e sulle sue forze.

Decide così di reagire perché ha scoperto che oltre i confini della sua classe sociale, oltre i quartieri residenziali della città vivono molte altre donne, che nemmeno le autorità si degnano di ascoltare e che devono essere aiutate subito. Nomita nel 1982 fonda Ashraya, un´associazione per donne sole e maltrattate. Grazie a lei, moltissime donne trovano un punto di riferimento fuori e lontano da vite d´inferno e di sottomissione alle quali trovano il coraggio di dire no.

Ma Nomita farà di più. Si adopererà in una prima fase per accudirle e proteggerle insieme ai loro figli, per poi spingerle all´indipendenza procurando loro un lavoro. Con le entrate potranno così pensare ad un nuovo alloggio, magari condividendolo con altre. Il tutto ovviamente nella massima riservatezza. Nomita ha rischiato fortemente ma ce l´ha fatta. Ha pagato questa sua vittoria con la perdita della famiglia d´origine che l´ha abbandonata, ma ha guadagnato la fiducia di molte altre donne che hanno seguito il suo esempio. E simili associazioni stanno fiorendo ora in tutta l´India.

L´India: sterminato subcontinente ove s´intrecciano contraddizioni assurde e tremende ingiustizie.
Quelle compiute nei confronti delle donne, qui considerate solo come un inutile peso, un costo economico che non si può affrontare. Dunque le si sopprime già alla nascita, (gli infanticidi sono ancora praticati - anche se illegali - soprattutto nelle campagne). Se le si fa crescere invece c´è il problema di accasarle. Qui le donne non studiano, non lavorano. Il matrimonio, combinato dai padri fin da bambine, è l´unica via. Ma la dote dev´essere consistente altrimenti nessuno le vorrà.

Una vita di sottomissioni alla figura maschile ma anche ai riti religiosi: la prostituzione rituale è praticatissima, in nome della quale ogni anno 15.000 bambine vengono vendute ai santoni. Per arrivare ad un tipo estremo di sottomissione, che sottolinea ancora una volta quanto una donna sia nullità. E´ il sati, rito secondo il quale se il marito muore la vedova lo deve seguire e bruciare con lui sulla pira. L´alternativa, ovvero la vedovanza non sarebbe altro che una morte un po´ più lenta. Il gesto di Nomita (e-mail: ashraya@nriol.com) ci dice che anche in questa terra sconfinata e contraddittoria qualcosa sta cambiando seppur lentamente. Speriamo solo che non ci vogliano ancora tante tragedie come questa a convincere le donne ad alzare la testa per farsi sentire dal mondo.



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