Informatica: come ti spio sullo schermo

Tecnologia - Sicurezza



Leggono le e-mail, spiano le discussioni in chat, fanno un elenco dei siti visitati. Insomma sono in grado di fotografare tutta l´attività svolta su un computer. A insaputa di chi la fa. Si chiamano spy-software o snoopware ed è l´ultima generazione di programmi che, sfidando qualsiasi concetto di privacy, sono in grado di controllare lo schermo di un computer vittima e stanno ottenendo negli Stati Uniti un grandissimo successo. E qualche inevitabile polemica.




Il più noto fra questi programmi è Spector, la cui ultima versione si può scaricare dalla rete al prezzo di 69,95 dollari (155 mila lire) . Installatelo sul vostro pc e registrerà ogni cosa vostra moglie, i vostri figli o i vostri impiegati fanno su Internet, recita la presentazione. Ed infatti viene utilizzato non solo dalle aziende che vogliono tenere sottocchio il lavoro dei propri dipendenti - lo fa ormai ben il 75 per cento delle grandi imprese americane -, ma anche da coniugi sospettosi o da genitori ansiosi. A Memphis qualche tempo fa, proprio grazie a Spector un padre ha scoperto, spiando le e-mail, la tresca clandestina della figlia 13enne con un maturo professore 37enne. E sono scattate le manette.




Se il successo di Spector è deriva dalla difficoltà da parte di chi ha il computer sotto controllo di scoprirlo, vita più difficile ha avuto invece un altro software simile, WinWhatWhere Investigator, vietato per un certo periodo nello stato della California, che ha dovuto inserire nel programma una finestra di avvertimento che compare sullo schermo del computer spiato. Inoltre, la stessa softwarehouse, consente anche di scaricare gratuitamente un programmino - W3Idetects - che permette a chiunque di verificare se sul computer sono installate versioni non autorizzate o non registrate del software spione. E cancellarle immediatamente.




In effetti il proliferare di questi spy-software - da Insight a Disk Tracey, da InternetWatchDog a LittleBrother - qualche problema di legittimità lo ha dato più volte. Il garante della privacy Stefano Rodotà, ad esempio, ha voluto aprire un´indagine su 20 mila computer tenuti sotto controllo in Italia (da ditte come la Fiat e Banca Sella) grazie al software Websense.



E´ vero che questo è un campo sconosciuto, con vuoti legislativi e sindacali - spiega Adolfo Biolè, avvocato genovese esperto di diritto del lavoro -, ma non si possono fare paragoni con chi va a spasso con la macchina del capo. Intanto ci sono sentenze che vietano il controllo a distanza del lavoratore. E se con questo monitoraggio il mio datore di lavoro scopre che visito quotidianamente siti omosessuali o di un certo partito politico? Automaticamente può venire a conoscenza di aspetti della mia sfera privata che dovrebbero essere riservatissimi. Come la mettiamo?.



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