Inquinamento: pericolo smog

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Fumo e nebbia. In inglese “smoke” e “fog”, che abbinate formano la parola smog, il pericolo numero uno della nostra salute, non solo in questi ultimi giorni di emergenza e di targhe alterne nelle nostre città. Di smog si comincia a parlare già addirittura nella Londra del XVI secolo ma solo nel 1955 viene utilizzata per la prima volta in Italia in un articolo del settimanale “Oggi”.




Il più micidiale degli inquinanti dell’aria è chiamato in codice Pm10. Si tratta di particelle tossiche sospese nell’aria, contenenti in varie percentuali benzene, monossido di carbonio, anidride solforosa, idrocarburi e biossido d´azoto che hanno un diametro di 10 micron. Polveri minuscole ma che possono venire inalate e depositarsi sui polmoni. La soglia di allarme, stabilita da un direttiva europea, è di 50 microgrammi per metro cubo.



Un valore nettamente superato nei giorni scorsi in moltissime città italiane. Ma l’allarme ha una storia ben più lontana. Basti pensare che nel 2000 Torino ha superato il limite per ben 239 giorni, Genova per 234, Roma per 112 e Milano per 105. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il Pm10 provoca ogni anno, nelle otto maggiori città italiane, ben 3.500 morti (quasi 10 al giorno), 30 mila attacchi d´asma infantile, 31.500 bronchiti acute, 4.500 ricoveri ospedalieri.




Che fare allora? La soluzione adottata in questi giorni è di ridurre la circolazione di autoveicoli (l’Italia, con 55 auto ogni 100 abitanti, è la nazione europea con il più alto tasso di “macchinizzazione”», vicino a quello degli Stati Uniti). Ma non basta. L’utilizzo di mezzi alternativi (treni, autobus, metropolitana) richiede investimenti eccessivi, così come la filosofia del “car pooling” (la condivisione di un´auto fra più utenti) trovano poi scarso entusiasmo in un paese dove l’auto resta uno status symbol irrinunciabile.




Una strada possibile è quella che passa attraverso l’utilizzo di auto ecologiche con motori non inquinanti. Le case automobilistiche e gli istituti di ricerca stanno studiando diverse soluzioni. A partire dalle auto a metano (che produce comunque Co2), per arrivare alle auto elettriche e alle auto ad idrogeno, considerate la vera speranza per il futuro (la Bmw ha già prodotto alcuni esemplari di questo tipo). Ma ci sono anche idee più originali, come l’auto ad aria compressa Eolo presentata allo scorso Motor Show di Bologna. Tutte, comunque, hanno per ora un grande svantaggio, ovvero la mancanza di stazioni di rifornimento “ad hoc”.



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