Internet: c’era una volta il web

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Ha solo 10 anni di vita – era il 1991 quando Tim Berners-Lee implementò per primo la tecnologia di trasferimento dei file “http” e il linguaggio “html” – ma pare davvero passata un eternità. Siamo così abituati all’Internet di oggi che facciamo fatica ad immaginare come erano le pagine ed i siti nella preistoria del Web. Anzi, moltissimi non le avranno neppure mai viste. Adesso, però, grazie ad un geniale e visionario imprenditore americano, è possibile rivedere con un clic, ad esempio, la prima pagina di Amazon o di Repubblica.it.




Si chiama Brewster Kahle ed è l’ideatore del primo progetto di archiviazione delle pagine di Internet. Un progetto monumentale (con 100 terabyte di dati, ovvero 10 miliardi di pagine salvate, è il più vasto database esistente) ed affascinante, anche se parte “solo” dal 1996. Una sorta di “macchina del tempo” della grande Rete mondiale, e difatti il suo inventore l’ha ribattezzata proprio così: Wayback Machine.




Kahle, che è anche l´inventore del software Alexa, uno strumento di metabrowsing che consiglia a chi naviga dove si trovano siti simili a quelli che si stanno visitando, ha messo in piedi – grazie anche ai contributi della Library of Congress, dalla National Science Foundation, dalla Smithsonian Institution e dalla Compaq - un sistema informatico che, a cadenza regolare (tendenzialmente ogni due mesi), fotografa campioni rappresentativi dell´intero Web. Testi, link, immagini e impaginazione originale: tutto è salvato in questa super-memoria digitale.



Sino alla settimana scorsa queste pagine potevano solo vederle gli archivisti di Wayback Machine, oggi - grazie ad un semplice motore di ricerca - chiunque può interrogare la banca dati per vedere che faccia avesse un certo sito 2, 3, 5 anni prima (il servizio è vittima del suo successo e, in questi primi giorni di vita, non sempre funziona al primo tentativo) .




Entusiastici sono stati i commenti gli addetti ai lavori sul progetto. Non è la cosa più straordinaria che ci sia in giro? si chiede Christopher A. Lee, presidente della divisione elettronica della Società degli archivisti americani, per poi aggiungere che gli storici del futuro lo troveranno particolarmente utile per documentarsi su aspetti della vita di oggi. Brewster è il mio eroe esulta addirittura Lawrence Lessig, professore ad Harvard e grande esperto di diritto-cyber. Il quale però segnala anche una “pecca” dell’archivio, che esproprierebbe i diritti ia delle case editrici dei siti che degli autori delle pagine Web.



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