Invecchiare? in fondo non è poi così male.

Cultura - Attualità



Come si preparano gli italiani ad affrontare vecchiaia? Quattro su dieci guardano con terrore al tempo che passa e sognano di essere immortali.


Lo ha rivelato il sociologo Enrico Finzi, presidente di Astra Ricerche-Doxa, che ha condotto sull’argomento un’indagine per conto della Societa italiana di gerontologia e geriatria (Sigg), che festeggera quest’anno mezzo secolo di vita.


La ricerca ha esaminato, attraverso interviste telefoniche, un campione di mille persone, rappresentativo della popolazione italiana dai 15 anni in su, che raggruppa 49,7 milioni di persone. Degli intervistati uno su tre si dichiara infelice per come sta invecchiando o è invecchiato, mentre il 42 per cento ha paura della vecchiaia e ne vive l’attesa in preda ad un’ansia profonda, che si trasforma, nel 30 per cento dei casi, in insofferenza ed aggressività. Ma la vecchiaia sa suscitare anche sentimenti quali ostilità, disprezzo e ribrezzo.
Tra gli italiani ricorre troppo spesso la frase “Odio invecchiare, sentire il tempo che passa ogni giorno”, sintomatica di un certo atteggiamento verso l’invecchiamento, ma anche verso che già vive questa tappa della vita.


Finzi, durante la presentazione dell’indagine, ha sottolineato come il vero problema dell’Italia non sia tanto il numero degli anziani (gli over 60 dal 1901 al 2001 sono passati da uno su sedici a uno su quattro), quanto invece l’atteggiamento dei tanti adulti che non sanno invecchiare e che temono di vivere una vita troppo breve.


Eppure oltre la metà degli italiani è consapevole del fatto che la vita degli anziani ha subito in questi anni notevoli cambiamenti positivi: una migliore assistenza sanitaria (79 per cento), l’avere meno figli e nipoti (76per cento), il livello culturale più alto (76 per cento), l’aver viaggiato (70 per cento). Eppure i vecchi sono considerati oggi anche meno rispettati (56 per cento), più soli (63 per cento), più depressi (43 per cento) rispetto a cinquant’anni fa.


Sono tali considerazioni che inducono non più del 60 per cento dei nostri connazionali a pensare alla propria vecchiaia con serenità. Chi ha un atteggiamento positivo è per la maggior parte d’età compresa fra i 25 e i 44 anni, risiede al Centro-Nord ed ha un titolo di studio medio alto. I più pessimisti, invece, sono 45-64enni o pochi 18-24 enni, residenti in piccoli comuni, con reddito e scolarità bassi o medio-bassi, lavoratori autonomi, salariati e casalinghe.


Per invecchiare meglio, dunque, gli esperti della Sigg hanno steso un semplice decalogo, contenente utili consigli di vita: godersi la vita senza sciuparne un momento; iniziare ad occuparsi degli anziani quando si è ancora giovani e guardarli come figure da cui imparare qualcosa, convincersi che ogni tappa della vita ha pregi e difetti; non temere la vecchiaia, che in fondo è un obiettivo, dato che l’alternativa è morire prima. E ancora: apprezzare il vissuto e guardare al futuro con la speranza che sia migliore; costruirsi, anche se poi verrà modificato, un progetto di vita, per la terza età; dedicare più tempo agli anziani. Ed ecco il decimo consiglio: “Leggendo queste note sarai un po’ invecchiato: e allora? Invecchiare non è una malattia”.


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