Ipocriti, egoisti e sfruttatori.

Cultura - Attualità






Nel nostro privato, dopo marito e figli, probabilmente ci conoscono meglio di qualunque altro. Il loro giudizio, frutto di ore e ore al giorno di vicinanza, è tutt’altro da disprezzare, anzi dovrebbe far riflettere. Sono le nostre collaboratrici domestiche, o colf che fa molto aristocratico, straniere. Ad intervistarle per chiedergli un’opinione sui propri datori di lavori ci ha pensato il Cnel, in collaborazione con la Fondazione Silvano Andolfi. Il risultato? Siamo troppo egoisti ed ipocriti.



L’indagine ha coinvolto 400 donne provenienti da 7 paesi (Filippine, Perù, Polonia, Capo Verde, Eritrea, Etiopia e Somalia). Un campionario multietnico di badanti con un buon livello di istruzione (il 25 per cento è laureata, il 46,4 per cento diplomata) che non ha certo lesinato critiche e osservazioni piuttosto severe sulle famiglie italiane. Qualche esempio? Ci consideriamo un popolo aperto, ma con qualche ipocrisia di troppo. Il 52 per cento delle immigrate intervistate si sente, infatti, ancora percepita come un estraneo, capace solo di portare guai.



Un rapporto, quello fra noi e le colf, di scarsa fiducia reciproca (la sente solo il 29,1 per cento), con l’eccezione delle filippine, che sono quelle che si sentono più accettate di tutte. Il 30 per cento si sente addirittura umiliata, più nelle famiglie del Nord, dove nonostante segnali di apertura e voglia di conoscere usi e costumi di altri popoli manca la fiducia e alle lavoratrici si richiede ordine e disciplina senza regalare loro niente, che in quelle del Sud, considerate più simili a quelle di origine e dove il trattamento è più confidenziale.



Anche i diritti sono più calpestati nel settentrione: le colf straniere che lavorano oltre 8 ore al giorno sono il 55,6 per cento contro il 36,4 per cento del centro ed il 51,1 per cento del Sud, in più vengono costrette di più agli straordinari, spesso non pagati (42,9 per cento, contro il 72 per cento ed il 55,6 per cento). Ma è il giudizio sul nostro modo di essere, in cui non è difficile riconoscersi, che mette in luce tutti gli scheletri che nascondiamo dentro gli armadi. Secondo il 64,1 per centopensiamo solo a lavorare, mentre la famiglia conta più di ogni altra cosa solo per il 18,6 per cento. Un comportamento considerato incomprensibile, visto che nei loro paesi, affermano, succede l’opposto: per il 65,6 per cento conta più la famiglia, contro un 30 per cento che pensa solo al lavoro.


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