Italiani stressati, ma ancora altruisti

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Gli Italiani non sono felici. Ce lo rivela un’indagine mondiale condotta nel 2003 dal Censis sul grado di soddisfazione della vita in quaranta Paesi tra gli stati industrializzati e alcuni in via di sviluppo, come la Cina e le Filippine. Nella “classifica della felicità” stilata dal Centro Studi Investimenti Sociali gli svizzeri sono al primo posto (solo il 3,6 per cento è insoddisfatto), seguiti dagli statunitensi, dagli austriaci, dai giapponesi e dagli inglesi. L’Italia conta una percentuale di infelici pari al 26,4 per cento della popolazione, concentrati soprattutto a nord-ovest, nei grandi centri urbani, fra le donne e fra le persone con un basso grado di scolarità.




La stato di infelicità consiste in una situazione di insoddisfazione, inquietudine, difficoltà di vivere che genera una pluralità di possibili reazioni, dall’apatia alla rassegnazione, alla passività sino a forme di rabbia potenzialmente esplosiva o implosiva. La diffusione di depressione, malattie dell’umore e patologie della performance sono tutti indicatori di tale disagio.



A preoccupare gli italiani è soprattutto lo stress accumulato sul lavoro per le crescenti responsabilità, causato dalle preoccupazioni per la salute e la previdenza pubblica. I giovani, poi, avvertono eccessive aspettative nei propri confronti da parte di familiari ed amici e temono di non saper affrontare lo stress dovuto alla precarietà del rapporto di lavoro: il 49,2 di essi ritiene neccessario l’appoggio morale delle persone care per fronteggiare tali situazioni.




In una società che sta cercando nuove forme di coesione che spesso non assicurano garanzie e sicurezze, protagonista indiscussa resta la famiglia, vero punto di tenuta che ha consentito di assorbire e ammortizzare l’accelerazione dei processi di cambiamento nei diversi ambiti. L’84 per cento degli italiani è convinto che spetti ai figli adulti farsi carico dei genitori, i primi a cui, viceversa, i figli si rivolgerebbero in caso di bisogno. Il 51,4 per cento di noi, poi, impiega al massimo quindici minuti per raggiungere l’abitazione della propria madre. Anche i nonni rivestono un ruolo fondamentale: al 41,3 per cento delle famiglie sono o sono stati indispensabili per l’aiuto fornito nella vita quotidiana dei nipoti, come ad esempio andare a prenderli a scuola, accompagnarli in vacanza, fornire un aiuto economico per l’acquisto della prima casa o per sostenere gli studi, i viaggi e le vacanze, i corsi di lingue.




Seconda al nucleo familiare, ma altrettanto importante per gli italiani è la rete amicale: più del 50 per cento della popolazione ha amici intimi sul posto di lavoro, nel quartiere in cui vive o in altri ambiti. I laureati stringono amicizie soprattutto tra i colleghi o fuori dal quartiere e dal lavoro, mentre la relazionalità di vicinato è importante per persone a bassa scolarità e tra i residenti delle città medie tra 30 mila e 100 mila abitanti.




Le opinioni sulle qualità che cercano in un amico consentono di delineare la percezione dell’amicizia che prevale tra gli italiani. Gli amici devono capirci veramente, essere di piacevole compagnia, stimolarci a riflettere. Senza dimenticare, però, la dimensione dello scambio reciproco e del supporto: fra amici occorre aiutarsi a risolvere eventuali problemi e sostenersi, se necessario, anche in caso di difficoltà economica.



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