L’arte per tutti e dappertutto.

Cultura - Arte



Dopo il grande successo ottenuto con The Andy Warhol Show, La Triennale di Milano e Chrysler tornano a presentare una grande mostra. Quest’anno l’appuntamento si rinnova con The Keith Haring Show, una delle più grandi esposizioni retrospettive al mondo, sinora dedicate al grande artista americano, con circa cento dipinti, quaranta disegni, numerose sculture e opere su carta di grande formato. Una vasta documentazione fotografica, circa seicento immagini, documenta inoltre il contesto attorno a cui è nata e si è sviluppata la sua arte.


L’attività artistica di Haring prende forma nell’arco di una sola decade, dal 1980 al 1990. In questo breve periodo ha prodotto una mole molto vasta di opere, costituita da wall drawing metropolitani, tele, disegni, sculture, oggetti e gadget, sempre caratterizzati da un segno personale ed esclusivo che lo hanno fatto identificare come uno dei grandi testimoni della sua epoca.


Protagonista emblematico della scena newyorkese degli anni ottanta, Haring è uno degli artisti più popolari dei nostri tempi. Ancora oggi, a quindici anni dalla morte, avvenuta quand’era ancora trentunenne nel febbraio del 1990, i suoi lavori e il suo linguaggio continuano ad affascinare il pubblico di tutto il mondo. Questo si deve, oltre al suo stile personale, anche alla capacità del suo lavoro di portare all’evidenza lati oscuri e misteriosi della vita. Questa grande esposizione milanese offre così un quadro esaustivo della complessità del suo lavoro, ne evidenzia l’attualità, ma pone anche l’accento sui complessi rapporti che la sua arte ha con iconografie e tematiche dell’arte occidentale (dal Medioevo agli anni Sessanta) e delle culture tribali africane, asiatiche e sudamericane (precolombiane in particolare).


Con la sua arte, Keith Haring ha dato vita a un vero e proprio fenomeno sociale e mass-mediologico oramai legittimato in una collocazione “alta” nella storia dell’arte contemporanea. Questo aspetto significativo della sua complessa personalità è qui messo a confronto con le radici culturali e i riferimenti storico-artistici europei e americani a cui l’artista ha fatto riferimento, dal primitivismo all’arte fantastica, apocalittica, pop, espressionismo astratto.


Il percorso espositivo della mostra milanese dà corpo al concetto di AllOver caro a Haring, secondo cui “l’arte deve poter essere per tutti e dappertutto”. Tra le tele di grandi dimensioni che saranno presentate a Milano alcune raggiungono le dimensioni di oltre dieci metri di base o di altezza, tra queste le scenografie realizzate per la discoteca Palladium di New York, tempio della vita notturna negli anni Ottanta, e la scenografia realizzata per The Marriage of Heaven and Hell di Roland Petit per il Ballet National de Marseille. Sono inoltre esposte le famose subway drawings, le maschere “primitive” e cubiste, i grandi vasi di terracotta, le sculture totemiche in legno pittogrammate e quelle in metallo con i suoi omini realizzati con colori primari, le statue in gesso del David di Michelangelo o Madame Pompadour. Queste sono solo alcune delle sorprese che la mostra riserva ai suoi visitatori, che potranno muoversi tra i lavori di Haring come all’interno di un’unica grande opera colorata e fantasmagorica.


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