L’indagine multiscopo istat 2004-2005.

Società - Famiglia



Sono stati di recente presentati i dati raccolti dall’Istat e relativi all’indagine multiscopo Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari 2004-2005,che, ripetuta con cadenza quinquennale, rileva lo stato di salute della popolazione, il ricorso ai principali servizi sanitari, alcuni fattori di rischio per la salute ed il percorso della maternità delle donne che hanno avuto figli nei cinque anni precedenti la rilevazione.



Lo studio ha dimostrato che le donne in Italia godono di un buon livello di assistenza in gravidanza; la maggior parte di esse si sottopone, infatti, come raccomandato dai protocolli, a visite ed accertamenti nei primi mesi di gestazione. Cresce anche la percentuale di donne che sono state informate circa la possibilità della diagnosi prenatale e la quota di quante vi fanno ricorso (88 per cento). Tuttavia, a fronte di un complessivo miglioramento del livello di assistenza, permane uno svantaggio per le gestanti giovani, per quelle con un basso livello di istruzione e per quelle che vivono nel Sud e nelle Isole, tra le quali si osservano le quote più basse per i principali indicatori di assistenza in gravidanza.



Un dato non incoraggiante, invece, è l’aumento, rispetto al 1999-2000, della medicalizzazione della gravidanza: mentre il protocollo nazionale raccomanda al massimo tre ecografie in caso di gravidanze fisiologiche, le donne vi ricorrono sempre più spesso (il 29 per cento delle donne ne ha fatte più di sette), le visite e in forte aumento anche il ricorso altaglio cesareo (praticato soprattutto nelle strutture private), raggiungendo livelli particolarmente elevati nel Sud. L’Italia è il paese con il più alto numero di parti con taglio cesareo dell’Unione Europea: la percentuale è pari al 36,9 per cento nel 2003, oltre il doppio della quota massima del 15 per cento raccomandata nel 1985 dall’OMS.



I corsi di preparazione al parto rappresentano uno dei fattori di protezione rispetto alla possibilità di avere un taglio cesareo, in parte perché le donne che li seguono sono già un gruppo selezionato caratterizzato da un maggiore orientamento alla demedicalizzazione, ma anche perché accrescono la capacità delle future mamme di partecipare alle decisioni da prendere al momento del parto. Come prevedibile la quota dei cesarei programmati aumenta al crescere dell’età al parto e per le donne che hanno avuto disturbi gravi in gravidanza ma questi fattori non sono sufficienti a spiegarne l’ampio ricorso.



L´importanza dell´allattamento al seno per la salute del bambino e della mamma è ampiamente evidenziata in numerose ricerche epidemiologiche. Si mantiene stabile, rispetto al 1999-2000, la quota di donne che ha allattato al seno il proprio bambino, che è pari all’81,1 per cento delle donne che hanno avuto figli nei cinque anni precedenti la rilevazione. Cresce invece la durata media del periodo di allattamento fino a 7,3 mesi. È ancora l’Italia insulare, soprattutto per effetto della Sicilia, a distinguersi per la più bassa percentuale di donne che allatta.




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