La casa che vogliamo, cosa siamo pronti a condividere.

Cultura - Attualità



Palestra, micronido, centro servizi per pagare le bollette, orto condominiale. Tutto sotto casa. Non è un sogno, ma quanto viene realizzato dalle esperienze di cohousing, che si stanno diffondendo a macchia d’olio nel nord Europa e negli Stati Uniti. Si tratta di villaggi urbani, abitati da famiglie che decidono di condividere beni e servizi (dal micro-nido, all’auto, al locale hobby, al magazzino per gli acquisti).


Se l’idea vi sembra interessante e volete verificare se fa per voi, potete partecipare ad un sondaggio, attivo fino all’8 dicembre e promosso da Innosense e dal Dipartimento Indaco - Facoltà di Industrial Design del Politecnico di Milano, che hanno avviato una ricerca-evento rivolta a tutti i milanesi, per esplorare due dimensioni poco note del nostro vissuto e del nostro immaginario: l’abitare nel capoluogo lombardo e la propensione ad adottare stili di vita più orientati alla condivisione.


L’indagine invita a porsi domande generali importanti (quanto siamo soddisfatti della casa in cui abitiamo, quali servizi abbiamo e vorremmo nella prossimità della nostra abitazione) per poi esplorare il contesto urbanistico ideale (area industriale recuperata, hinterland verde, borghi storici della città....) includendo molte altre dimensioni: il significato e l’uso della casa per le persone, i rapporti con i vicini di casa, la soddisfazione e l’insoddisfazione di vivere a Milano. Grande importanza nella ricerca ha anche l’esplorazione sulla propensione a vivere stili di vita più orientati alla condivisione (cohousing).


“Siamo tutti protagonisti e spettatori di un fenomeno di progressivo aumento della fatica di vivere. E questo sia nelle grandi città in generale, sia a Milano in modo particolare”, sostiene Ezio Manzini del Dipartimento Indaco del Politecnico, “e questa fatica ha molte cause note quali il costo della vita, il traffico, il rumore, l’inquinamento... Ma noi pensiamo che ci sia dell’altro che ha a che fare con la solitudine, l’isolamento e la perdita delle dimensioni della mutualità, della solidarietà e del vicinato. Tutto questo genera crescenti e diffuse paure (di sentirsi soli di fronte agli imprevisti ad esempio), stress (organizzare la vita senza l’appoggio di reti di sostegno) e costi economici.”


Oltre ad esplorare le dimensioni più generali dell’abitare a Milano, chiederà ai milanesi se ed in che
modo, sono pronti ad adottare stili di vita maggiormente orientati alla condivisione e alla costruzione di una rete di reciproco aiuto basata su strutture comuni di servizio e supporto alla vita quotidiana (dal micronido all’appartamento per gli ospiti, dal giardino alla palestra, dal laboratorio per il fai-da-te alla cucina per le feste e le cene collettive …).


“Il cohousing”, ha dichiarato Alessandro Maggioni, Presidente di Federabitazione Lombardia, “è la declinazione contemporanea e moderna di quello spirito spontaneo e solidaristico che ha dato vita alle prime cooperative d’abitazione. La ragione sta nel comune prefisso: co-abitare, co-operare e in estrema sintesi, co-esistere. Per questo le cooperative sono gli operatori naturali per progetti che tendano alla crescita di nuove forme di coesione sociale”.


La ricerca non ha unicamente scopo conoscitivo, ma vuole essere anche l’occasione per dare il via anche alla realizzazione dei i primi villaggi urbani italiani. Un messaggio trasversale anche all’industria immobiliare? “Aspettiamo i dati” – dice Luca Mortara, fondatore di Innosense. Anche rispetto alla casa e all’abitare Milano si dividerà in tribù: da quelli che condividerebbero anche le cucine a quelli che vogliono super serviced-apartments. Spero però certamente che questa ricerca generi una significativa attenzione dell’industria immobiliare e delle costruzioni (sia privata che cooperativa) a cui offriremo a gennaio con un bando privato l’opportunità concreta di partecipare alla realizzazione dei primi tre/quattro insediamenti in cohousing di Milano: basta una volumetria di 15.000 mq in un’area di sviluppo della città o dell’hinterland per entrare in gioco, meglio ancora se in un area di riqualificazione”.


In piena sintonia con lo spirito della ricerca gli sponsor dell’iniziativa.
Chiunque parteciperà alla ricerca collegandosi al sito ad essa dedicato, avrà la possibilità di mettersi in rete con chi ha simili desideri ed aspirazioni, affinché nascano “comunità di scopo” non solo intorno al tema cohousing. Basterà registrarsi alla fine della compilazione del questionario per ricevere, oltre ad una pubblicazione sui risultati della ricerca, l’indirizzo di un blog per entrare in contatto con la comunità di chi ha le stesse opinioni e accedere ad un servizio di posta elettronica
riservato a chi voglia incontrarsi o proporre iniziative.


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