La classifica delle performances ambientali delle metropoli europee.

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C’è Helsinki da sola, lassù, la più sostenibile tra le metropoli europee. Precede nettamente grandi città come Berlino e Barcellona, che pure ottengono un giudizio positivo, e medie città come Goteborg, Dresda o Copenaghen. Gli altri centri urbani europei invece arrancano, sono assediati dallo smog o congestionati dal traffico, hanno poco verde o poca qualità urbana, poca raccolta differenziata e tanta spazzatura, non conoscono le isole pedonali o hanno pochissime piste ciclabili. Vienna a Stoccolma sono a un passo dalla sufficienza piena, mentre Madrid e Parigi, Londra e Bruxelles sono davvero lontane dalla sostenibilità. Le italiane, poi, escono davvero male dal confronto europeo. Milano e Napoli malissimo.


A tracciare questo identikit ambientale delle città europee con più di mezzo milione di abitanti è la ricerca Ecosistema Urbano Europa realizzata da Legambiente e dall’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, con il contributo di Dexia Crediop. È la prima ricerca di benchmarking ambientale fatta all’interno della Ue (anzi addirittura è la prima a livello mondiale) su un campione di città così elevato e su un ampio spettro di parametri, con dati tutti originali.


I diversi indicatori esaminati dall’indagine spaziano dall’inquinamento atmosferico (con le concentrazioni di biossido di azoto, polveri sottili e ozono), alla depurazione delle acque reflue, ai consumi idrici, alle aree verdi e a quelle pedonalizzate, all’uso del trasporto pubblico e alla densità delle linee urbane su ferro, alla gestione dei rifiuti e a quella energetica (con un focus su impianti solari e teleriscaldamento), senza dimenticare le politiche ambientali dell’amministrazione (dagli acquisti verdi alla progettualità sostenibile). In tutto venti indicatori che hanno consentito a Legambiente di stilare una vera e propria classifica delle eco-performance dei venti centri urbani con popolazione superiore al mezzo milione di abitanti.


Il giudizio migliore lo strappa la capitale finlandese, forte di ottime prestazioni in tutti i parametri analizzati: 98 abitanti su cento sono ad esempio allacciati al teleriscaldamento, il sistema che sfrutta il calore prodotto da impianti industriali o incenerimento dei rifiuti per riscaldare le abitazioni. Nonostante una quota di spazzatura finisca per l’appunto incenerita c’è una ottima percentuale di raccolta differenziata, prossima al 50 per cento. Le piste ciclabili sono capillari (si conta un chilometro di strada riservata alle bici ogni cinque abitanti), l’area urbana è piena di verde, la depurazione al top, lo smog non assente ma nemmeno asfissiante.


Se Helsinki è la città sicuramente più sostenibile, sono buoni anche i giudizi di Berlino (raggiunge ad esempio un record nella quantità di Kw di energia solare installati su edifici pubblici), Goteborg (ha i valori di biossido di azoto e polveri sottili più bassi d’Europa) e Dresda (ha la miglior raccolta differenziata). Barcellona e Copenaghen, entrambe più che sufficienti, puntano molto sull’energia pulita (la prima) e sul teleriscaldamento (la seconda). E qui però finisce il quadro di quelle che hanno superato l’esame e iniziano invece le bocciature, molto più numerose delle promozioni.


Al limite della sufficienza sono Vienna, che ha valori discreti in diversi parametri ma un elevato inquinamento atmosferico, e Stoccolma, una delle città più verdi d’Europa ma anche una delle città con la maggiore produzione di rifiuti. Poi a scendere incontriamo le metropoli più in affanno: Madrid, Parigi e Saragozza, Anversa. Le tre italiane inserite da Legambiente nello studio compaiono tutte nel gruppo delle otto peggiori: Roma è quintultima, Milano e Napoli sono addirittura penultima e ultima. Il capoluogo partenopeo offre isole pedonali virtuali, zero piste ciclabili, un trasporto pubblico scadente, una abbondante produzione di rifiuti aggravata dall’assenza di una seria raccolta differenziata. Mentre Milano eccelle per lo smog: ha i valori più alti in Europa per le polveri sottili, è seconda solo a Parigi per i livelli di ozono. Anche Roma esce male dal confronto con le colleghe europee (vedi soprattutto le voci smog e rifiuti), ma almeno tiene botta nei parametri del trasporto pubblico e in quello dell’energia solare.


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