La nuova scala di milano festeggiata in mostra.

Cultura - Arte



La Triennale di Milano festeggia la riapertura del Teatro alla Scala dopo il laborioso intervento di restauro degli ultimi tre anni presentando al pubblico due interessanti mostre.


La prima, in programma fino al 16 gennaio 2005, ideata da Franca Sozzani e sotto il patrocinio del Comune di Milano, si intitola The portraits of elegance at Teatro alla Scala.


Strutturata come una sorta di grande layout di un fotogiornale, si articola in circa trecento immagini fotografiche. Una galleria dove si intersecano figure epocali del mondo musicale, culturale e del glamour milanese, un viaggio lungo oltre un quarto di secolo e fondamentale per la città lombarda, quello dalla ricostruzione post-bellica ai prodromi della contestazione studentesca. Voci insuperabili quali Maria Callas, la sua grande antagonista Renata Tebaldi, Giulietta Simionato. Poi Wally Toscanini, vero trait d’union fra la Scala e i salons meneghini. Tante donne dallo chic emblematico, opulenza e stilizzazione, eccesso e sobrietà, la tradizione che si stempera nel nuovo. L’allestimento si avvale anche di parallelepipedi di specchio, silhouettes high size di abiti, per dare vita a un patchwork emozionale che si propone di rievocare la magia, le cadenze letterarie, le ragioni emblematiche di un rito consacrato della modernità. Protagonista assoluta la grande musica.


Ma la première alla Scala significa anche altro. Una spasmodica attenzione mediatica, il comporsi o smembrarsi di un’autentica semantica estetica e sociale, eleganza, rappresentazione mondana, vanità. Vanno in scena i fasti arbasiniani del boom economico, si accavallano i cambiamenti del costume, sullo sfondo si avvertono le prime avvisaglie della contestazione studentesca e della crisi della metà degli anni Settanta. Foto per raccontare il gusto, i tic e i tabù di un milieu sociale composito e in forte trasformazione, la dinamica cangiante delle declinazioni dell’haute couture dei massimi ateliers parigini, fra New Look Dior e sperimentazioni Seventies, fino al nascere e progressivo affermarsi della moda italiana lungo il fondamentale arco di tempo che va dai primi anni ’50 al debutto dei ’70, appunto.


Una folla di personaggi e attitudes evocative palcoscenico di suggestioni e frammenti narrativi significanti, di abiti e gioielli favolosi. Pierre Balmain immancabile habitué, Grace Kelly e la Begum, Liz Taylor e Luchino Visconti, Valentina Cortese e Carla Fracci, un pulviscolo di royalties, l’aristocrazia milanese al completo, la borghesia ascendente, gossip e fourrures, l’indimenticata allure di Biki e Gigliola Curiel, poi Mila Schön, sacerdotesse del fashion made in Milano. Biki, in particolare, col suo imprinting pucciniano e con l’invenzione del personaggio Callas definitivamente consegnato al mito.


Curata da Luca Molinari e dedicata ai progetti più significativi portati avanti da architetti contemporanei in Italia ed Europa per la riqualificazione di teatri all’italiana o come spunto progettuale per un nuovo edificio per la musica è invece la seconda esposizione ospitata dalla Triennale fino al 9 gennaio 2005, dal titolo Volti nuovi di antichi teatri.


La ristrutturazione del Teatro alla Scala di Mario Botta sta dimostrando come sia possibile costruire un confronto vitale tra architettura antica e opera contemporanea, insieme il teatro, e in particolare il teatro all’italiana, come tipologia architettonica continua a mantenere una forza e una riconoscibilità pubblica straordinaria che conosce una continua metamorfosi nei secoli senza mai perdere la sua identità.


Il modello del Teatro alla Scala di Mario Botta introduce la sequenza dei modelli dei progetti di Aldo Rossi per il Teatro della Fenice di Venezia e del teatro Carlo Felice a Genova, l’intervento di Danilo Guerri per il Teatro delle Muse ad Ancona, il provocatorio progetto di Dominique Perrault per il raddoppiamento del teatro Marinskij a San Pietroburgo, l’intervento di Jean Nouvel per la ristrutturazione del Teatro dell’opera di Lione, il progetto del giovane francese Rudi Ricciotti per il teatro di Postdam e i nuovi interventi per teatri di nuova fondazione di Renzo Piano all’interno del Lingotto a Torino e di Vittorio Gregotti per il Teatro degli Arcimboldi a Milano. I modelli sono presentati scenograficamente lungo lo scalone d’onore del Palazzo della Triennale. Una mostra concepita per comunicare direttamente e con facilità la ricchezza e complessità del progetto architettonico.


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