La percezione del dolore dipende dal dna.

Medicina - Attualità



La capacità di sopportare il dolore non dipende dalla volontà o dal coraggio del singolo, ma è tutta una questione di geni. A dimostrarlo sono stati i ricercatori dell’ e del National Institute of Health, che hanno presentato la loro scoperta in occasione del congresso annuale dell’American Association for the advancement of Science.


Il gene che determina quanto dolore arriva al cervelloè un frammento di Dna responsabile della produzione di un enzina chiamato Comt, attivo nel cervello, responsabile delle quantità di dopamina e noradrenalina che vi affluiscono e che vengono coinvolte nella percezione del dolore e del piacere. Esistono : a cambiare è solo un amminoacido, che può essere la valina o la metionina. Gli individui che posseggono la valina, sono in grado di sopportare il dolore molto meglio di chi ha invece la versione con la metionina.


Per dimostrarlo è stato condotto un esperimento su ventinove volontari d’età compresa tra i venti e i trent’anni, che si sono sottoposti per venti minuti a forme tollerabili di dolore, prodotte da un’iniezione di acqua salata nella mascella. Ciascun individuo ha registrato ogni quindici secondi il livello di dolore avvertito, mentre l’attività cerebrale veniva osservata attraverso due sistemi: gli strumenti della risonanza magnetica nucleare e quelli della tomografia a emissione di positroni PET. Il dottor Jon-Kar Zubieta, coordinatore della ricerca, ha poi spiegato che i volontari con due copie del gene nella forma Val hanno saputo resistere al dolore per più tempo rispetto a quelli con due coppie del Met ed hanno affermato di aver provato un minor numero di emozioni negative.


Il metodo PET, che studia nel valutare la produzione degli antidolorifici naturali, le endorfine, ha evidenziato che gli uomini e le donne rispondono in maniera differente alla sofferenza fisica e che quindi anche gli ormoni hanno a che fare con la percezione del dolore. Le donne, infatti, dopo il ciclo mestruale, avvertono in maniera più acuta la sofferenza, poichè producono maggiori quantità di endorfine nella fase premestruale e in gravidanza, mentre in periodo “normale” ne producono meno degli uomini, che presentano infatti una soglia del dolore molto più alta.


Ma il Comt non è l’unico gene ad essere coinvolto nella percezione soggettiva del dolore. Nell’ottobre del 2002, infatti, un gruppo di anestesisti dell’università di Louisville aveva scoperto che le persone (donne soprattutto) con i capelli rossi e la pelle chiara hanno una soglia del dolore più bassa della media. Responsabile ne è un altro gene, che non solo influisce sulla produzione dei pigmenti colorati di pelle e capelli, ma riesce anche a stimolare i recettori legati alla percezione del dolore: per addormentare una donna con i capelli rossi prima di un intervento chirurgico va utilizzato 20 per cento di anestetico in più rispetto alla media.


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