La più famosa eruzione del vesuvio rivive in una mostra

Cultura - Arte



Il 24 agosto del 79 d.C. ebbe luogo la più famosa eruzione del Vesuvio, che distrusse le città circostanti, seppellendo uomini e case e il cui racconto è giunto fino a noi grazie a due celebri lettere di Plinio il Giovane, che quel giorno si trovava a Capo Miseno. “Poco dopo quella nube calò sulla terra e ricoprì il mare… Mi volto indietro: una fitta oscurità ci incombeva alle spalle e, riversandosi sulla terra, ci veniva dietro come un torrente… Si fece notte, non però come quando c’è la luna e il cielo è ricoperto a nubi, ma come a luce spenta in ambienti chiusi. Avresti potuto sentire i cupi pianti disperati delle donne, le invocazioni dei bambini, le urla degli uomini…taluni, per paura della morte, si auguravano la morte; molti innalzavano le mani agli dei, nella maggioranza però si formava la convinzione che ormai gli dei non esistessero più e che quella notte sarebbe stata eterna e l’ultima del mondo”. (Lettere, VI, 20)



Oggi, per la prima volta, una mostra rivela un reportage insolito degli eventi drammatici di quell’avvenimento, servendosi di un audace allestimento, in cui i documenti archeologici, insieme ai calchi delle figure umane, raccontano le loro storie in dialogo complementare e continuo con la collezione della prestigiosa sede espositiva del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Un tunnel di immagini in movimento, un film di montaggio con i titoli più famosi della cinematografia internazionale e la messa in scena in chiave moderna delle lettere di Plinio: Storie da un’eruzione è la prima grande mostra archeologica che, accanto al rigore scientifico e allo straordinario allestimento, utilizza la multimedialità per spettacolarizzare il percorso e coinvolgere ancor di più il visitatore.




L’esposizione inizia da una lunga galleria di immagini, che proiettano a ciclo continuo la video-storia della vita pompeiana, dall’eruzione del 79 d.C. fino alle scoperte archeologiche degli ultimi secoli. A fare da sottofondo all’emozionante percorso la musica d’ambiente originale di Quinto Fabriziani, arricchita con effetti sonori che richiamano il rombo dell’eruzione e la disperazione delle vittime. Una moderna rilettura della celebre lettera di Plinio il giovane è affidata ad un cortometraggio che è visibile a metà percorso e che si propone quale libera interpretazione della testimonianza di Plinio sull’eruzione del Vesuvio e la morte dello zio Plinio il Vecchio, in un contrappunto emotivo tra passato e presente attraverso la costante presenza del Vesuvio. A concludere il percorso, nella Sala del Plastico, viene presentato un “blob” di oltre venti film, che dai primi del Novecento ai giorni nostri hanno raccontato Pompei e la sua tragedia, o hanno utilizzato gli scavi come eccezionale location delle loro storie.




La mostra offre fra l’altro la straordinaria opportunità di ammirare in anteprima i ritrovamenti delle recenti campagne di scavo condotte nel suburbio di Pompei, in località Moregine, che hanno consentito di riportare alla luce due edifici e le pregevolissime pitture rinvenute pochi anni fa nella Villa di Terzigno, alla periferia dell’antica Pompei. Sono, questi, pochi esempi delle storie ricostruite in mostra da cui se ne trae, in complesso, uno spaccato di quella che fu la vita di uomini e donne, di ricchi e di poveri, di artigiani e commercianti fino alla tragica eruzione del Vesuvio.



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