Lavorare sotto stress

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“Lo stress, il mobbing e le malattie che derivano dalla disoccupazione sono le nuove sfide della medicina del lavoro”. Con queste parole il ministro della Salute Girolamo Sirchia ha inaugurato il 23 ottobre scorso la Settimana Europea per la Sicurezza e la Salute sul lavoro, campagna d’informazione dedicata quest’anno ai rischi psicosociali e allo stress professionale, disagi che colpiscono oltre 40 milioni di lavoratori europei.


Nonostante ciò, solo la Svezia e la Germania hanno adottato leggi specifiche contro il mobbing. Nella prima è considerato reato dal 1993; nella seconda è ritenuto una malattia professionale per la quale viene anche concesso il prepensionamento. In Italia la situazione è monitorata dall’Ispesl, organo del Servizio Sanitario Nazionale, secondo i cui dati sono circa un milione e mezzo i lavoratori italiani mobbizzati, che significa 4 milioni di persone coinvolte, tenendo conto delle ripercussioni in ambito familiare. Pur non disponendo ancora di leggi che tutelino il lavoratore dal mobbing, in varie regioni del nostro Paese sono stati istituiti centri di ascolto e di sostegno. Da quando poi è stata riconosciuta la tutela dell’Inail anche a chi soffre di malattie da lavoro, ossia da un anno, all’Istituto di assicurazione nazionale sono stati denunciati già 110 casi, di cui 15 sono stati ritenuti indennizzabili.


Ma cos’è il mobbing? “La parola -spiega il presidente del Ceseal Giuseppe Di Claudio - è stata ideata dallo studioso svedese Leymann e viene dall’inglese to mob, che significa aggredire. Il primo utilizzo però si è avuto in campo etologico ad indicare, fra uccelli, l’atteggiamento aggressivo verso un membro del gruppo. Da una ventina d’anni a questa parte, poi, il termine è stato adottato nell’ambiente di lavoro a rappresentare il processo di aggressione o di emarginazione da parte di superiori o di colleghi”.


Per quanto riguarda le categorie di lavoratori maggiormente soggetti al mobbing, Di Claudio sostiene che “probabilmente i lavoratori appartenenti a categorie medio-alte (quadri e dirigenti), cioè quelli più soggetti a responsabilità, sono particolarmente esposti”. “In ambiti come la new economy succede cioè che i vecchi sentono molto la minaccia delle nuove generazioni e così di fronte alle prime difficoltà si bloccano. Non è un caso, che il 62 per cento dei mobbati abbia un’età compresa tra 51 e 60 anni”. In base alle stime dell’Ispesl, un lavoratore sottoposto a violenze psicologiche ha un rendimento inferiore del 70 per cento in termini di produttività ed efficienza, che tradotto in costo per il datore di lavoro significa il 180 per cento in più.




È bene comunque ricordare che lo stress o il mobbing non sono definibili come malattie in sè, ma piuttosto come le potenziali cause di patologie. Di fronte ad una sollecitazione negativa, infatti, l’organismo reagisce con un meccanismo di difesa che, se prolungato nel tempo, può compromettere le funzioni di determinati organi. Gli effetti sulla salute vanno da reazioni psicosomatiche come cefalea, tachicardia, gastroenteralgie, dolori osteoarticolari a fenomeni come ansia, disturbi dell’umore fino a fenomeni più gravi come anoressia, bulimia e alcolismo. Le ricerche condotte all’estero hanno dimostrato che il mobbing può addirittura condurre all’invalidità psicologica.
In Svezia le statistiche rivelano che tra il 10 e il 20 per cento del totale dei suicidi in un anno hanno avuto come causa scatenante fenomeni di mobbing.


I dati sono allarmanti e richiamano prepotentemente l’attenzione sull’urgenza di interventi innanzitutto a carattere preventivo. L’Ente nazionale per la Salute e la Sicurezza svedese ha emanato alcune disposizioni antimobbing, raccolte in una guida ed entrate in vigore sin dal 1994. Tra i suggerimenti rivolti ai datori di lavoro, quello di elaborare una politica ad hoc che chiarisca le intenzioni e gli obiettivi nei confronti dei propri dipendenti. E ancora di adottare misure per impedire che si manifestino reazioni negative sul lavoro, incoraggiando un clima di rispetto e di amicizia tra colleghi. I quadri e i dirigenti dovrebbero ricevere una formazione che consenta loro di gestire le materie che rientrano nelle leggi di diritto del lavoro, gli effetti delle varie condizioni di lavoro sulle persone, i rischi di conflitto all’interno dei gruppi di lavoratori, in modo che siano in grado di rispondere con prontezza e con un sostegno qualificato a quei lavoratori che si trovano in situazioni di stress e di crisi.



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Vincenzo

15-06-2016 alle ore 23:35

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