Lavoro: aumentano le disoccupate

Economia - Lavoro



Cala la disoccupazione in Italia, ma restano le difficoltà di trovare lavoro soprattutto per giovani sotto ai 25 anni e per il mondo femminile. Gli ultimi dati di Eurostat, l’ufficio statistica dell’Unione Europea, dedicati al mercato del lavoro mostrano un paese in linea con i partner europeo, ma ancora con profondi squilibri sia geografici, tra Nord e Sud, che tra giovani e adulti e tra uomini e donne.



Dato positivo, rispetto agli altri paesi, è quello di una diminuzione dei non occupati negli ultimi due anni: erano il 9,5 per cento nel giugno del 2001, 9 per cento nello stesso mese del 2002 e sono passati all’8,7 per cento ad aprile di quest’anno. Dati in controtendenza, se vogliamo, con le medie europee. Nel giugno di quest’anno i dodici paesi che hanno adottato la moneta unica hanno fatto segnare nel loro complesso un tasso di disoccupazione dell’8,9 per cento, leggermente superiore al valore dell’anno precedente (8,4 per cento). Tra i più virtuosi Lussemburgo (3,7 per cento), Olanda (4,1 per cento) e l’Austria (4,4 per cento). Il dato peggiore, invece, è quello spagnolo con 11,4 per cento.



Per l’Italia le notizie negative arrivano da giovani e donne. Il nostro paese ha, infatti, il più alto tasso di disoccupazione giovanile (sotto i 25 anni) con il 27 per cento, dieci punti in più del valore europeo, cifra che sale al 31 per cento se si tiene conto delle sole giovani donne (11,6 per cento invece il tasso femminile globale). Anche tra Nord, Centro e Sud le differenze restano forti: nel primo il tasso di disoccupazione è di appena il 3,7 per cento, contro il 6,6 per cento del Centro e addirittura il 18,4 per cento del meridione.





In Italia, insomma, solo una ragazza su tre sotto ai 25 anni trova lavoro. E’ il risultato di gran lunga peggiore all’interno dell’Unione Europea (il migliore è quello danese, con solo il 6,4 per cento di disoccupazione delle pari età). “Per sconfiggere la disoccupazione femminile – spiega Laura Zanfrini, docente di Sociologia all’università Cattolica e autrice della ricerca “Disoccupate per forza e per amore” – occorre rendere conveniente l’essere nel mercato del lavoro. La nostra ricerca ha preso in esame tre segmenti di donne senza occupazione, ovvero le donne che non hanno alcuna occupazione (34 per cento), le inattive a causa di rassegnazione e scoraggiamento (molte sono casalinghe, il 32 per cento) e le donne che lavorano in modo precario (17,1 per cento. Comune a tutte e tre le categorie l’impossibilità o l’incapacità di conciliare l’impegno lavorativo e la gestione della famiglia, considerata dalle intervistate una vera e propria occupazione”.



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