Lavoro: discriminazioni in corsia

Economia - Lavoro



Sono pochi e denunciano di vivere una condizione di disagio sul luogo di lavoro. Gli infermieri italiani, protagonisti di una vera e propria emergenza nelle nostre strutture sanitarie, si dichiarano insoddisfatti e frustrati.




Da un’indagine condotta in vari ospedali romani dall’Istituto italiano di Medicina Sociale (Iims), in collaborazione con l’Università Campo Biomedico di Roma, sul Mobbing in area sanitaria, emerge che il 20 per cento del personale infermieristico interpellato è vittima di attacchi e vessazioni sul luogo di lavoro.




Commentando i risultati della ricerca, in fase di pubblicazione, il presidente dell’Iims Pierantonio Ricci ha affermato che “In ambito lavorativo esiste una sorta di crisi delle motivazioni, delle relazioni e dell’organizzazione stessa. Si tratta di un disagio esistenziale emerso in questa categoria di lavoratori, ma piuttosto generalizzato anche in altri settori”.



Lo studio è stato condotto distribuendo 1.630 questionari, preparati da un’equipe di esperti, in vari ospedali di Roma e arruolando 734 infermieri appartenenti a diversi profili professionali (infermieri professionali, caposala, ostetriche, pediatrici, psichiatrici, dirigenti, assistenti sanitari). L’82,6 per cento degli intervistati svolge il ruolo di infermiere generico. Rispondendo ad un quesito sul proprio livello di soddisfazione rispetto alle attese maturate all’inizio del percorso lavorativo, quasi la metà dei partecipanti al sondaggio ha espresso sentimenti di frustrazione, rispetto alla mansione svolta, all’utilità sociale della professione e alla remunerazione del lavoro.




Gli over 35 sono quelli più insoddisfatti: probabilmente, spiega Ricci, la loro attività non permette lo sviluppo di carriere o incentivazioni economiche adeguate all’impegno profuso. Anche il ruolo rivestito è causa di insoddisfazione: gli infermieri generici rappresentano la popolazione maggiormente frustrata, mentre i dirigenti dell’assistenza infermieristica dichiarano una soddisfazione nei confronti della professione molto piuù alta. Più della metà del campione, poi, è stata occasionalmente testimone di episodi di conflittualità sul luogo di lavoro: soprattutto per questioni relative ad aspetti organizzativi e procedurali, in cui sono stati coinvolti i tre quarti degli infermieri intervistati.




Ma non è tutto qui. In molti hanno dichiarato di aver subito vessazioni in merito alla possibilità di comunicare, alle relazioni interpersonali, alla propria immagine sociale, alla qualità del lavoro e alla salute. Il 10,7 per cento ha infatti segnalato alcuni episodi di attacco, ed è stato classificato “a rischio di mobbing”, mentre l’8,8 per cento ha dichiarato di aver subito vessazioni tali da potersi considerare “esposto a mobbing”. Un ultimo dato della ricerca riguarda l’elevata mobilità degli infermieri intra ed interospedaliera: oltre il 60 per cento ha cambiato almeno una volta sede di lavoro (il 50,6 per cento degli intervistati ha cambiato da una a tre volte struttura ospedaliera e il 14,1 per cento si è spostato più di quattro volte). Molto frequenti anche i cambiamenti di reparto all’interno dello stesso ospedale, avvenuti nel 60,2 per cento dei casi.



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