Lavoro: in ufficio con la spintarella.

Economia - Lavoro



Cerchi lavoro? Fatti raccomandare! Passano gli anni, cambia il mercato del lavoro (grazie all’introduzione della Legge Biagi), ma le cattive abitudini rimangono. L’Italia rimane un paese di raccomandati. Lo dimostrano, senza ombra di dubbio, le cifre emerse dall’ultimo rapporto dell’Isfol, l’Istituto per lo sviluppo della formazione dei lavoratori, secondo le quali oltre cinque italiani su dieci trovano un lavoro per vie informali: amicizie, segnalazioni, referenze.



Tutto questo alla faccia della riforma del collocamento, che prevede la nascita di nuovi intermediari tra domanda ed offerta di lavoro. I canali preferiti per cercare un’occupazione restano, infatti, gli amici, i parenti e i conoscenti. Chi cerca lavoro, infatti, si rivolge direttamente al potenziale datore, previa presentazione di amici e confidenti, almeno nel 22 per cento dei casi, oppure, sempre grazie al passaparola, invia un curriculum (27 per cento) o ancora cerca di sfruttare le proprie conoscenze, nate magari grazie ad esperienze precedenti (4 per cento).



Il ricorso ai servizi pubblici per l’impiego è scarsissimo, appena il 10 per cento dei casi. Ed a ragione, visto che di questi solo il 4 per cento dei disoccupati riesce davvero a trovare lavoro. Anche i concorsi pubblici non sono così apprezzati come sembra, mentre una buona percentuale (13 per cento) preferisce sfogliare i giornali specializzati nelle offerte di impiego. Unico settore in forte crescita è quello di internet, il cui utilizzo per cercare lavoro è cresciuto ben del 49 per cento.



Dunque, la raccomandazione vince. Ma è davvero il sistema più efficace? Parrebbe di no, visto che il 44 per cento delle imprese italiane, secondo l’Isfol, continua a denunciare difficoltà nel reperimento di manodopera. E non solo. I raccomandati guadagnerebbero il 2,8 per cento in meno, quasi che l’assunzione attraverso un conoscente sia una specie di favore personale. Unica consolazione è il fatto che la “spintarella” è un sistema che va alla grande, non solo in Italia.



“Il metodo delle referenze – ha scritto Walter Passerini sul “Corriere della Sera” – è molto diffuso negli Stati Uniti, nel lavoro e nell’accesso ai livelli alti della carriera scolastica, ma anche in Germania e in altri Paesi europei, dove vige il cosiddetto “crony capitalism”, il capitalismo degli amiconi”. Come dire, mal comune mezzo gaudio.


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