Lavoro: l’ufficio a domicilio.

Economia - Lavoro



Un telefono e un computer collegato ad internet. Basta questo per diventare telelavoratori, una realtà che conta ormai in Italia quasi due milioni di occupati (20 milioni in Europa) ed è in netta crescita. Anche perché sempre più aziende utilizzano questo sistema per decentrare certe mansioni, preferendolo alla delocalizzazione all’estero. Un fenomeno, però, non ancora adeguatamente coperto da una regolamentazione legislativa specifica (esiste solo un’intesa fra Confindustria, sindacati ed associazioni imprenditoriali del 9 giugno dell’anno scorso).



Secondo una stima, il telelavoro, grazie alla flessibilità e ai contratti a progetti, potrebbe far risparmiare alle aziende sino al 30% sui costi di lavoro. Ma i vantaggi sono soprattutto per i lavoratori, che possono gestirsi autonomamente le mansioni da casa, senza sobbarcarsi la fatica del tragitto sino in ufficio (e con i problemi di traffico di oggi questo non è poco). Secondo un sondaggio svolto dal sito Telelavoro.it, il 28% dei votanti lo sceglierebbe soprattutto come secondo lavoro, il 19% come part-time ed il 18% da libero professionista.



Oggi, comunque, la maggiorparte dei telelavoratori ha un contratto con un’azienda, soprattutto in quei settori in che possono permettersi di decentrare la propria attività a casa dei dipendenti, come le società di traduzione online, i call center e chi gestisce siti web e contenuti di pagine internet. Secondo dati del 2004 la maggiorparte dei telelavoratori italiani sono i cosiddetti “e-worker” (29,8), ovvero coloro che operano attraverso reti telematiche, seguiti dai “lavoratori della conoscenza” (28%), ossia chi è occupato nel settore dei servizi, dalle assicurazioni alle intermediazioni.



Pochi, invece, i telelavoratori domiciliari (5,5%), solitamente addetti di call center, impiegati esecutivi e revisori di documenti, e ancora meno i “telelavoratori mobili” (3,8%), in genere venditori e tecnici di assistenza. Rispetto agli altri paesi europei, l’Italia rimane ancora un po’ indietro. Secondo Luigi Saccavini, amministratore delegato del gruppo Lavorint attivo nell’ambito delle risorse umane: “Dalla verifica di oltre 20 mila curricula pervenuti nel secondo semestre del 2004, solo il 4 per mille dei candidati hanno indicato precedenti esperienze di telelavoro. Segno che abbiamo ancora molto da fare”.


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