Lavoro: l’unione europea contro lo stress.

Economia - Lavoro



Ritmi elevati, tempi di produzione strettissimi, compiti ripetitivi e magari qualche caporeparto rompiscatole. Che il lavoro sia fonte di stress non è certo una novità, ma è sicuramente la prima volta che si comincia a combatterlo seriamente. E’ di questi giorni, infatti, la notizia di un accordo “anti-stress” tra imprenditori e sindacati europei, fortemente voluto dall’Unione europea nell’ambito del programma “Work place health” , salute sul posto di lavoro. Del resto il fenomeno è sempre più esteso ed è confermato da dati allarmanti ed in forte crescita.



Una ricerca condotta dall’Organizzazione mondiale della sanità, presentata al 7° European Health Forum, dimostra che il 28% dei 160 milioni di lavoratori dell’Ue si lamenta di lavorare in condizioni di stress eccessivo. Ed è per questo che ben il 50-60% delle assenze per malattia sono correlate proprio allo stress accumulato e comportano ogni anno la perdita di milioni di giorni lavorativi. L’impatto sociale ed umano è pesante, ma anche quello economico non è da poco: è stato calcolato che la spesa complessiva dovuta ai costi sanitari e sociali tocca i 20 miliardi di euro l´anno.



Anche se l´accordo non assegna allo stress la status di una vera e propria malattia, viene stabilito che questo “stato che nasce dalla sensazione di non riuscire a far fronte ai compiti professionali”, se prolungato nel tempo, “riduce la produttività e può essere all´origine di una situazione patologica”. Le più colpite, anche perché spesso i ritmi lavorativi si mescolano con i doveri familiari, sono proprio le donne: il 22% delle malattie cardiovascolari dipenderebbero da disagi accumulati sul posto di lavoro, mentre per gli uomini la percentuale arriva al 16%, Ma la gamma di disturbi fisici correlati allo stress, è molto più ampia: il 13% dei lavoratori europei lamenta mal di testa, il 17% dolori muscolari, il 30% mal di schiena.



Da qui l’iniziativa delle quattro principali organizzazioni produttive europee (la Ces, l’Unice, la Uapme e la Ceesp), nata come accordo volontario ma che potrebbe diventare la base di una vera e propria direttiva dell’Unione, salendo al rango di legge valida per tutti i 25 paesi membri. Obiettivo principale quello della prevenzione e salvaguardia della salute mentale dei lavoratori, attraverso il controllo di indicatori come le assenze continue, i conflitti tra compagni di scrivania e di reparto, i cali improvvisi di impegno e di produttività. L´intesa individua anche altri indicatori - quali l´esame congiunto degli orari, del grado di autonomia dei dipendenti, del livello di inquinamento acustico, dei casi di abusi e della chiarezza dei compiti assegnati - che permetteranno di tenere sotto controllo i livelli di stress, ed obbliga i datori di lavoro “a prendere le misure necessarie per prevenire ed eliminare” le cause dell´eccesso di tensione e di insoddisfazione.


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