Lavoro: manager in ufficio, mamme a casa.

Economia - Lavoro



Superwoman esiste. Fa l’imprenditrice e lavora a Milano. E nel tempo libero (si fa per dire) accudisce la famiglia. Solo una donna super potrebbe resistere ai ritmi della manager milanesi, come le ha fotografate un’inchiesta della Camera di Commercio della capitale lombarda che ha intervistato 150 di loro: tre su dieci passano 60 ore alla settimana sul tavolo dell’ufficio ed altre 20 le dedicano alla casa. Una categoria privilegiata, certo, ma i cui privilegi non cancellano il superlavoro dal doppio impegno di mamme e lavoratrici.



E dire che gli aiuti non mancano, il 43 per cento può contare sulla colf personale, nonni e familiari si rendono disponibili in un caso su tre. Unico a latitare davvero è il marito. Ben il 67 per cento non contribuisce all’organizzazione familiare. Un caso noto, anzi; secondo una recente indagine Istat, le donne che allevano un figlio da sole dedicano al lavoro in casa soltanto due ore in meno rispetto alle colleghe che convivono. Tanto che l’Italia si è guadagnata il triste primato di paese europeo con la minor condivisione del lavoro di cura tra uomini e donne.



Una situazione che porta spesso le donne a dove rinunciare al ruolo più bello di tutta la loro vita, quello di mamma. Quasi un’imprenditrice su quattro (39 per cento), infatti, non ha figli, mentre il 38 per cento ne ha uno e solo il 23 per cento due. In realtà le differenze sono minime: le donne senza figli lavorano in media 53 ore la settimana, quelle senza 54. Le prima hanno solo il vantaggio minimo di un po’ più di tempo libero, 7 ore contro 4.



In entrambi i casi, comunque, l’unica rinuncia che non passa loro nemmeno per la testa è quella del posto in ufficio. Sette imprenditrici su dieci dichiarano, senza mezzi termini, di non aver mai pensato di rinunciare al lavoro (il 67 per cento delle donne senza figli ed il 62 per cento di quelle con prole). E i desideri? Curiosamente sia le imprenditrici-mamme che quelle single vogliono più asili e scuole (64 e 66 per cento), più scuola bus (39 e 35 per cento), e solo dopo maggior finanziamenti e orari più flessibili. Segno che, nonostante l’irrinunciabile legame col lavoro, il senso materno rimane sempre in primo piano.


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