Le opinioni degli italiani e degli europei sull’alimentazione.

Cultura - Attualità



A seguito dei rincari dei prezzi tre italiani su quattro hanno cambiato le abitudini alimentari principalmente variando il menù della spesa (il 40 per cento in modo drastico), aumentando l´attenzione riposta nella lettura dell´etichetta e nella provenienza dei cibi a favore di quelli locali.

È quanto emerge dall’Indagine 2007 Coldiretti-Swg Le opinioni di italiani e europei sull´alimentazione, che evidenzia come la responsabilità degli aumenti viene attribuita in Italia soprattutto ai troppi passaggi intermedi che i prodotti fanno per arrivare dal produttore al consumatore a differenza di quanto accade negli altri paesi europei.


Ma sotto accusa sono anche i rincari eccessivi applicati dai commercianti e dalle catene di distribuzione (37 per cento) mentre sono del tutto scagionati gli agricoltori. Gli italiani temono per il mancato governo della situazione e addirittura il 37 per cento arriva a chiedere un intervento pubblico per calmierare i prezzi degli alimenti


Il 29 per cento degli intervistati ritiene che occorra favorire direttamente gli acquisti dagli agricoltori e solo il 6 per cento considera come soluzione la concentrazione della distribuzione commerciale con la riduzione dei piccoli negozi a favore degli ipermercati.


I cambiamenti nel comportamento di acquisto sono giustificati dal fatto che la spesa alimentare è la seconda voce dopo l´abitazione ed assorbe il 19 per cento della spesa mensile totale delle famiglie.


Se complessivamente la spesa alimentare è rimasta invariata le quantità portate a casa si sono ridotte dell’1,5 per cento e tra gli spostamenti più significativi si registra un calo nei consumi di pane, pasta di semola, latte fresco, vino, carne bovina, mentre aumentano la carne di pollo e le uova nei primi otto mesi del 2007.


Secondo un studio della Coldiretti dei circa 467 Euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e bevande, oltre la metà va al commercio e ai servizi, il 30 per cento all’industria alimentare e solo il 19 per cento alle imprese agricole. Questo significa chiaramente che i prezzi aumentano in media di cinque volte dal campo alla tavola. Per ridurre i troppi passaggi dal campo alla tavola la Coldiretti è impegnata nel favorire la presenza di prodotti locali negli scaffali dei negozi ma anche nel promuovere la vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli in azienda o nei mercati nelle città con i cosiddetti farmers market. Secondo una recente indagine dell´Osservatorio sulla vendita diretta Coldiretti Agri2000, ben sette italiani su dieci hanno fatto acquisti direttamente nelle quasi 50mila aziende agricole che offrono questa opportunità giudicando la spesa conveniente con un risparmio atteso compreso dal 20 al 30 per cento, anche se la qualità e la garanzia di genuinità e freschezza è la principale motivazione dell´acquisto, mentre la difficoltà di raggiungere le aziende agricole è considerato il principale ostacolo all´acquisto.


Il rincaro dei prezzi, infatti, non fa diminuire l´attenzione nei confronti della qualità dei prodotti, a cui gli italiani sono tra i più sensibili in Europa alle caratteristiche del cibo nel carrello con ben il 97 per cento che hanno acquistato prodotti locali per garantirsi freschezza, genunità e minori intermediazioni, l´84 per cento a denominazione di origine controllata(Dop/Doc), il 79 per cento prodotti biologici e il 66 per cento quelli garantiti per l´assenza di organismi geneticamente modificati. La provenienza nazionale degli alimenti gioca un ruolo importante nella percezione di sicurezza alimentare con quasi 9 italiani su 10 che si fidano di più se ciò che arriva sulle loro tavole è stato prodotto entro i confini nazionali con un atteggiamento in aumento nel corso degli ultimi 3 anni che però raggiunge un ulteriore picco dopo i recenti allarmi sanitari.


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