Mamme: pericolo dagli ftalati.

Medicina - Attualità



Plastica flessibile? Vade retro per le neomamme. Uno studio scientifico condotto dall’Università di Rochester (New York) ha scoperto gravi rischi per i nascituri maschi se le mamme, prima o durante la gravidanza, vengono a contatto con una quantità elevata di ftalati, sostanze contenute in tantissimi oggetti di plastica d’uso comune per ammorbidirli e renderli più flessibili. I problemi possono interessare l’apparato riproduttivo maschile, provocando anomalie.



La ricerca è stata svolta su 134 bambini di età compresa fra i 2 e i 30 mesi, in cui sono state riscontrate anomalie nell’apparato genitale correlate ad alti livelli di ftalati contenuti nel sangue e provenienti dalle madri. Un risultato che conferma precedenti studi dello stesso tipo condotti su animali ed anche su bambine colpite da pubertà precoce con alti livelli di ftalati nel sangue. Rilanciando l’allarme sulla pericolosità di questi plastificanti.



Il problema, seppur noto da tempo, non è di facile soluzione, nonostante i molti divieti imposti. Nel 1999, ad esempio, l’Unione europea aveva vietato la vendita di giocattoli per bambini di età inferiore ai 36 mesi con una quantità di ftalati superiore allo 0,1%. Ed è dell’anno scorso la proposta di bandire altri tre ftalati da articoli di plastica per bambini da mettere in bocca, come ciucci e biberon. Il fatto è che gli ftalati sono in realtà comunissimi anche in altri oggetti, dai rivestimenti delle automobili ai vestiti, dai cosmetici alla carta da parati, e persino in molti accessori ospedalieri (cateteri, sacche di sangue e plasma, tubi endotracheali, etc.)



La questione si complica ulteriormente se si pensa che gli ftalati tendono col tempo a disperdersi nell’ambiente, dove restano in modo permanente non essendo neutralizzati da microrganismi. L’unica soluzione, in realtà, è quella di sostituirli con altre sostanze meno nocive, che già esistono ma con costi più elevati. La speranza degli esperti è che questi nuovi studi servano a concretizzare una legislazione più severa sull’uso di questi plastificanti e controlli più adeguati sui prodotti.




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