Mamme: rivoluzione in sala parto.

Medicina - Mamme



Partorire nel nostro paese sarà più facile. La promessa arriva da Giuseppe Palombo, ginecologo e presidente della Commissione sanità della camera, che nel corso dell’ultimo congresso della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia in corso a Genova, ha annunciato i punti salienti della nuova legge sul parto, di cui è il relatore, che potrebbe entrare in vigore dopo l’estate. Una legge che darà una maggior libertà alle donne di scegliere come e in quale struttura partorire, sia pubblica che privata, e obbliga tutti i “punti nascita” a mettere in pratica le terapie contro il dolore.



“E’ una legge rivoluzionaria - ha spiegato Palumbo -, tutta dedicata alla tutela dei diritti della partoriente e alla salvaguardia del nascituro. Norme trasversali che partono da una mozione che ha ottenuto in Parlamento l´unanimità”. Immediati i consensi alla nuova legge da parte dei ginecologi italiani: “E´ una legge che attendevamo da sempre, una legge importante” ha detto il professor Nicola Ragni che con il professor Emilio Imparato presiede il Congresso della società ginecologica.



La norma forse più attesa, soprattutto da parte delle donne, riguarda lo stop al dolore nelle sale parto. La legge, infatti, introduce l´obbligo, in tutti i “punti nascita” , pubblici o privati, di applicare l´analgesia durante il travaglio, compresa l´epidurale. Cosa che, attualmente, avviene solo nel 20 per cento dei casi. “E´ una norma molto importante e di grande civiltà - spiega Palumbo - che non dovrà richiedere alcuna spesa alla partoriente”.



La legge prevede inoltre che in qualunque struttura, pubblica o privata, la donna possa essere accompagnata dall´ostetrica o dal medico di fiducia che l´ha seguita durante i nove mesi. Viene poi permesso di scegliere, con il consenso del medico, qualunque modalità di parto, da quello tradizionale a quello innovativo, come il parto in acqua. Obiettivo implicito e non secondario della nuova legge, anche quello di ridurre il numero di parti cesarei, tecnica di cui l’Italia detiene il primato europeo, con il 35,2 per cento dei casi, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità invita a non superare il tetto del 15 per cento.




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