Maternità: partorire nel 2002

Società - Donna



Troppe ecografie e troppi parti cesarei. Ma anche un ritorno alla tradizione dell’allattamento. L’ultima indagine sulla maternità in Italia, svolta dall’Istat con informazioni che si riferiscono a circa 2 milioni e 400 mila donne circa, evidenzia lati oscuri e qualche isola felice. Tra i primi, sicuramente, la tendenza alla ipermedicalizzazione degli interveneti, che ci ha portati a detenere il record europeo dei cesarei.



Il cesareo è in aumento un po’ ovunque, al Nord come al Sud: il 30 per cento dei parti vengono effettuati così, una percentuale tre volte superiore rispetto al tetto indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità che ci pone al primo posto tra i paesi Occidentali. Le punte più alte nell’uso del bisturi avvengono in Campania, con oltre il 50 per cento degli interventi (più nelle strutture private, 48 per cento, che nelle pubbliche, 28 per cento) per un incremento sbalorditivo del 500 per cento negli ultimi vent’anni.



Anche con le ecografie spesso si tende ad esagerare. Durante una gravidanza senza problemi se ne dovrebbero fare solo tre (alla tredicesima, alla ventesima e alla trentaduesima settimana), ma la media italiana è di 5,2. All’opposto dei cesarei, in questo caso c’è una grande differenza tra Nord e Sud, dove donne anche con un elevato titolo di studio, hanno fatto anche sette ecografie in nove mesi.



Unico dato in controtendenza è quello riguardante l’allattamento. L’81 per cento delle mamme che ha avuto figli nei 5 anni precedenti alla ricerca, ha allattato al seno per una media di 6 mesi. Un livello abbastanza buono (per l’Oms l’allattamento materno dovrebbe in ogni caso durare almeno sei mesi), con una prevalenza nelle mamme emiliane (88 per cento), laziali e marchigiane (87 per cento) e sarde (84 per cento).



Per meglio interpretare i dati, l’Istat ha definito nove gruppi di comportamento. Il 40 per cento delle mamme sono definite emancipate, informate e in grado di trascorrere una gravidanza ben assistita. In compenso il 20 per cento sono ancora “emarginate” , di bassa cultura e stato sociale. Quasi la metà di loro, in 9 mesi, non vengono mai visitate dal medico e partoriscono spontaneamente. Un segnale che, nonostante l’ipermedicalizzazione, c’è ancora molto da fare, soprattutto al Sud, per una sana maternità per tutte.




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